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Messaggio Da FuoriPorta il Mer 23 Dic 2020, 10:22

Santa Fiora capitale di un’antica contea e la sua collezione di Robbiane
Santa Fiora, piccolo borgo della provincia di Grosseto sulle pendici del Monte Amiata, noto come paese dell’acqua e della musica, è destinato a farsi conoscere anche per essere stata per circa 7 secoli la capitale di una contea e per il suo patrimonio artistico. L’amministrazione comunale sta, infatti, portando avanti diversi progetti ambiziosi che mettono al centro le risorse culturali, a partire dalla valorizzazione della collezione di ceramiche robbiane, custodite nella Pieve delle Sante Floria e Lucilla, una delle più corpose e importanti al mondo, passando per la narrazione del passato minerario di questa comunità con il Museo delle Miniere, che si è conquistato uno spazio su google Arts and Culture, fino ad arrivare ad un progetto di grande valenza storica e scientifica, che ha coinvolto insieme al Comune, la Regione Toscana e i ricercatori dell’Università di Firenze per trasformare in un museo le antiche carceri ducali di Santa Fiora, svelando gli ambienti di vita carceraria, rimasti chiusi per secoli. Il discendente di Casa Sforza Cesarini ha messo a disposizione di questo progetto la sua collezione privata di famiglia compresi documenti unici, come lo scambio di lettere, tra i Conti Sforza e i sovrani d’Europa.

Le robbiane di Santa Fiora
Nell’antica Pieve delle Sante Flora e Lucilla di Santa Fiora è custodita una delle più imponenti e significative collezioni di ceramiche robbiane. I Della Robbia erano una famiglia di scultori italiani specializzati nella tecnica della terracotta policroma invetriata, che era stata inventata da Luca Della Robbia nella sua bottega fiorentina intorno al 1440. Una tecnica che ebbe grande successo nel Rinascimento, per il risultato finale che garantiva: i colori erano sorprendentemente luminosi e soprattutto resistenti agli agenti atmosferici, quindi adatti anche all’esterno. Se Luca aveva avuto il merito di sperimentare per primo l’invetriatura, fu il nipote Andrea della Robbia, figlio del fratello, a portare a grandissima diffusione questa arte, divenendo presto capobottega dell’officina ereditata dallo zio. Le Robbiane di Santa Fiora sono attribuite alla mano di Andrea della Robbia, che realizzò queste opere su commissione del conte Guido Sforza, signore di Santa Fiora, per ornare la cappella privata di famiglia.
Le Robbiane che possiamo ammirare nella Pieve di Santa Fiora sono: il Battesimo di Gesù, la Madonna della Cintola, l’Ultima Cena con l’Ascensione di Gesù al cielo e la Resurrezione (il pulpito), un trittico raffigurante l’incoronazione della Vergine e i Santi Francesco e Girolamo. Completano il ciclo delle opere un crocefisso e un tabernacolo degli olii santi.
Nella Pieve è presente anche un reliquiario delle Sante Flora e Lucilla, del XV secolo che il Comune è riuscito a far “rientrare” nella Pieve dopo 30 anni di permanenza nel Museo diocesano di Pitigliano, grazie ad un accordo con la Diocesi. Si tratta di un unicum dal punto di vista storico, in quanto questo reliquiario reca le effigi degli Aldobrandeschi e degli Sforza, ovvero degli sposi che rappresentarono il passaggio fra le due dinastie che esercitarono la sovranità sulla contea di Santa Fiora.

Visitando il paese è possibile ammirare altre robbiane: la località è dominata dalle strutture difensive medievali degli Aldobrandeschi, come la torre quadrata e la torretta dell’orologio nella piazza principale. E proprio al centro dell’orologio è ben visibile una ceramica invetriata dei Della Robbia, elemento superstite dell’antico orologio originario.
Un’altra ceramica dei Della Robbia, raffigurante le sante Flora e Lucilla, è ben visibile sulla facciata di ingresso della chiesa della Madonna delle Nevi, nel terziere del Montecatino, detta anche chiesa della Pescina. Costruita intorno al 1640, nel luogo dove prima era posto un tabernacolo con l’immagine della vergine, questa chiesina addossata all’antica vasca d’acqua della Peschiera, ha la particolarità di essere stata edificata nel punto in cui si trovano le sorgenti del Fiume Fiora, visibili dal pavimento in vetro dell’edificio.

Il Museo delle Miniere su google art culture
A seguito di un accordo tra il Ministero dei beni Culturali ed il Direttore del Google Cultural Institute Amit Sood, nel 2015 è stato presentato il progetto che porta anche in Italia sulla piattaforma del Google Cultural Institute, una selezione di Musei e collezioni private nazionali. Il Museo delle Miniere di Mercurio del Monte Amiata fa parte di queste 60 istituzioni museali.

Le carceri ducali diventano un museo
Arriva la collezione privata del discendente del casato Sforza
Raccontare il passato illustre di Santa Fiora, che per secoli è stata capitale di una Contea. Questo sarà possibile grazie ad un articolato progetto promosso dall’amministrazione comunale, che parte dalla ristrutturazione delle antiche carceri ducali per trasformarle in un museo. Una collezione privata di dipinti e documenti storici che Francesco Sforza Cesarini, discendente del Casato Sforza ha ceduto in comodato d’uso al Comune di Santa Fiora per 15 anni arricchirà il patrimonio di Santa Fiora. Un patrimonio di grandissimo valore storico, scientifico e documentaristico destinato ad essere un richiamo sicuro per appassionati e studiosi della materia, ma anche per i turisti.

La donazione di Francesco Sforza Cesarini
I ritratti che fanno parte del patrimonio coprono la storia del casato attraverso gli Aldobrandeschi che confluirono negli Sforza nel XV secolo: dal capostipite Muzio Attendolo, capitano di ventura al servizio dei re Angioini di Napoli e chiamato “Sforza” (Forte) per la sua prestanza, passando per Francesco e poi per Bosio, il fondatore del ramo di Santa Fiora e terzogenito di Muzio Attendolo.
Sposando Cecilia Aldobrandeschi, una delle tre figlie di Guido, ultimo degli Aldobrandeschi Conti sovrani di Santa Fiora, Bosio fu il fondatore del ramo di Santa Fiora che proprio dal 1439 da piccolo “Stato” diverrà per quasi due secoli la contea sforzesca fino al 1633, quando la sovranità fu ceduta al Granducato di Toscana con allora Ferdinando II de’ Medici.
Poi l’unione con i Cesarini nel 1673 tra Federico Sforza e Livia Cesarini. E gli ultimi ritratti che risalgono alla fine del secolo XIX.
Grazie ad un approfondito studio della collezione da parte della storica dell’arte Carla Benocci, ogni quadro è stato individuato e correlato con una breve biografia. Benocci ha potuto individuare in molti casi i prototipi per i ritratti e possiamo oggi attribuire qualche dipinto ad artisti certi invece di un più generico “scuola di…”. La maggior parte dei ritratti sono citati in un inventario del 1713.
Le opere di Palazzo Sforza Cesarini. Due cicli di affreschi cinquecenteschi e seicenteschi decorano le stanze del palazzo, che fu sede della Contea degli Sforza. Il primo ciclo illustra “Le quattro stagioni” e si trova nell’attuale ufficio del sindaco, mentre nell’anticamera si trova “Le ore del giorno”. Nella sala consiliare un camino rinascimentale e la campana civica del 1589. Nel grande Salone del popolo lo stemma originale di Casa Sforza in legno dorato.

Il Ghetto
Gli ebrei di Santa Fiora vissero una condizione di privilegio quando nel 1500 nacquero i ghetti nel resto d’Italia. La Contea di Santa Fiora, che godeva di piena autonomia, rimase fuori dall’ondata di repressione dello Stato Pontificio e nel Granducato di Toscana. Successivamente le condizioni mutarono e gli ebrei dovettero lasciare Santa Fiora. Oggi il ghetto è parte del centro storico e costituisce un’interessante parte del borgo.

La Peschiera
Nel Medioevo i Conti Aldobrandeschi, signori di Santa Fiora, fecero costruire una peschiera alle sorgenti del fiume Fiora, dove allevavano pesci. I conti Sforza poi la ristrutturarono per farne un ameno luogo di rappresentanza finquando, nel XVII secolo, fu nuovamente restaurata per farne un giardino all’inglese. La vasca in pietra è ancora oggi uno degli angoli più affascinanti dell’Amiata, corredato da un ampio giardino. Adiacente all’ingresso vi è la Chiesa dedicata alla Madonna delle Nevi, con un suggestivo pavimento in vetro sotto al quale scorrono le acque della sorgente e vanno a riprodursi le trote della Peschiera.
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