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15/04 - Storica Giostra del PITU - Tonco (AT)

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15/04 - Storica Giostra del PITU - Tonco (AT)

Messaggio Da Alessandro Accomazzo il Ven 16 Mar 2018, 10:29

STORICA GIOSTRA DEL PITU





L'EDIZIONE 2018 DELLA GIOSTRA DEL PITU SI SVOLGERA'

DOMENICA 15 APRILE



Ampio spazio di parcheggio per i camper in piazza Beretta

Link Google Maps Tonco: http://www.google.it/maps/place/14039+Tonco+AT/

Info al seguente link:

La Giostra del Pitu

Come da tradizione al termine della sfilata storica che avrà inizio alle 15 verrà letto il processo al pitu interamente scritto in dialetto piemontese e in cui il pitu stesso viene utilizzato come capro espiatorio, colpevole degli accadimenti negativi  del mondo e in particolare di Tonco, successivamente sempre in piemontese vi saranno condanna e testamento.

Si procederà quindi con la tradizionale corsa a cavallo, preceduta da un'esibizione di pony del Circolo La Ciocca, che vedrà, come per il 2015 e 2016, l'utilizzo di un simulacro al posto del tradizionale tacchino.

Scopo dei fantini dei 7 rioni partecipanti (Annunziata, Portone, Piazza, S.Maria, Stazione, S.Antonio, Casa Paletti) è quello di staccare la testa del simulacro passando a cavallo al galoppo in piazza.

La Pro Loco Tonco come tradizione dalle ore 12:00 distribuirà trippa, panini, frittelle e vino.
Durante la manifestazione sarà possibile parcheggiare sullo sferisterio Comunale, piazza Beretta.

Finale con premiazioni e festeggiamenti.

EDIZIONE 2015 & 2016 & 2017


LA GIOSTRA DEL PITU NON SI SVOLGEVA DAL 2009.

NEL 2015 SI E' SVOLTA DOMENICA 12 APRILE CON L'UTILIZZO DI UN SIMULACRO ED E' STATA VINTA DAL RIONE S.ANTONIO .

NEL 2016 SI E' SVOLTA DOMENICA 10 APRILE ED E' STATA VINTA DAL RIONE ANNUNZIATA

NEL 2017 SI E' SVOLTA DOMENICA 30 APRILE ED E' STATA VINTA DAL RIONE ANNUNZIATA



Hanno partecipato all’edizione 2015 anche i combattenti medievali del gruppo “Il Contemezzocuore Compagnia D'arme” mentre nel 2016 le dame de 'La nobil corte'.

Edizione speciale 'Il Tunchin' con foto della manifestazione


Video della 'Giostra del Pitu' 2015 realizzato da Marco Sereno utilizzando fotografie e video dell'evento (la festa vera e propria inizia al minuto 2:25, colpo vincente ad 8:36):



La giostra del Pitu


Ingrandire quest'immagine




Partecipare alla Festa del Pitu significa ricondursi alle origini popolari del Carnevale, per cogliere aspetti rilevanti delle classi subalterne, soprattutto dei contadini e del modo in cui essi hanno concepito la festa, la religione, il lavoro nelle società fondate sull'agricoltura.

Le origini della festa sono religiose e si qualificano, come riti di fertilità legati all'inizio del ciclo stagionale agricolo: alla fine dell'inverno, quando sta per iniziare il nuovo ciclo della produzione, in agricoltura sorge l'esigenza di assicurarsi il favore divino per un raccolto sicuro ed abbondante.

La Festa del Pitu è un antico rito popolare propiziatorio contadino, che è riuscito a conservare intatti, nel corso dei secoli, tutti gli elementi originali della cerimonia.


L'antico costume di cacciare le potenze del male e di scaricare addosso al capro espiatorio (il Pitu) tutti i mali che hanno afflitto il popolo durante l'anno trascorso, è il modo per consentire alla comunità di iniziare il nuovo ciclo sotto i migliori auspici.

La purificazione trova attuazione attraverso il 'processo' e la 'condanna' del Pitu.


La parte centrale della manifestazione (processo, condanna, testamento e giostra equestre) è preceduta da un corteo storico, che rievoca un personaggio molto importante della storia, che ha reso il nome di Tonco conosciuto nel mondo: Gerardo di Tonco, fondatore dell'Ordine di San Giovanni in Gerusalemme, divenuto poi Sovrano Ordine Militare di Malta.

Come tradizione il corteo è aperto dalla storica banda tonchese “La Bersagliera”.

Tale corteo si chiude con la sfilata dei vari borghi che, allo scopo di riscoprire e valorizzare le antiche tradizioni fra cui il ballo del 'Brando', inscenano momenti di vita quotidiana tramite carri allegorici.




Il Pitu imprigionato viene quindi condotto davanti ad un tribunale, allestito in piazza, dove i giudici togati lo processano in un incalzare di schermaglie verbali, in dialetto locale, tra la pubblica accusa ed il Pitu, che cerca inutilmente di difendersi.

Al termine del processo iniquo, il Pitu viene condannato a morte e chiede, come ultimo desiderio, di fare pubblicamente testamento: ecco che abbiamo un altro momento di satira e di costume, per rilevare ancora fatti, per colpire ancora ironicamente persone del luogo, per spiattellare in piazza, tra risate, consensi, gesti di disapprovazione, piccoli vizi e difetti della comunità.

Dopo essersi così vendicato, il Pitu lascia ad ogni Rione una parte significativa del proprio corpo, motivandone la scelta con commenti alquanto salaci e pungenti.

Questo momento aveva assunto durante il Medioevo un'importanza fondamentale nella storia delle classi subalterne.


Era, infatti, l'unica occasione in cui i contadini potevano vivere l'illusione di una vita diversa, nella quale era possibile dire quello che pensavano.
In quel particolare momento il Feudatario concedeva, al popolo la libertà di scaricare sul capro espiatorio (il Pitu), nel quale era (tacitamente) identificato il signore, tutta la rabbia accumulata durante l'anno trascorso.



Pur consapevole di questa silenziosa e nascosta identificazione, il Feudatario accettava di buon grado la situazione, purchè non superasse i limiti da lui stesso fissati.
Questa tradizione è oggi ancora ben viva ed il Pitu, nel suo testamento, ancora prende gusto a colpire le autorità pubbliche ed i personaggi più in vista del luogo.

Dopo corteo storico, sfilata dei carri agresti, processo e condanna al pitu ha luogo la corsa vera e propria.

Il Pitu viene appeso al centro della piazza ed inizia una spettacolare giostra equestre fra le urla di  incoraggiamento o i motteggi dei borghigiani.

I cavalieri, uno per ogni rione, si lanciano al galoppo e cercano di vincere la competizione staccando il capo al simulacro.

A colui che riesce nell'impresa spetta l'onore ed il suo borgo lo festeggia dando inizio alla caratteristica danza del 'brando', accompagnato dalla famosa banda 'La Bersagliera'.

E' importante ricordare che il Tacchino appeso sulla piazza non è quello portato in corteo che ritornerà a casa vivo e vegeto.

Fino al 2009 è stata utilizzata una 'controfigura' acquistata in macelleria, dal 2015 viene invece utilizzato un simulacro (fantoccio realizzato in tessuto)

Per qualsiasi tipo di informazione fare riferimento ad:

alessandro.accomazzo@gmail.com

Alessandro Accomazzo


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