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Messaggio Da Camperfree il Ven 16 Dic 2011, 16:19

Olanda 2010

di Zetros

Protagonisti: Gigi, Jenny ed Irene (47, 40 e 10 anni)
Periodo: dal 28 giugno al 17 luglio 2010
Mezzo: mansardato Arca
Mezzi di supporto: biciclette attrezzate di tutto punto per l'occasione
Guide: Olanda nuova edizione aggiornata Mondadori
Carta stradale: Olanda Belgio Lussemburgo della F.M.B. Bologna 1:300.000
Altro: BordAtlas reise mobil per aree sosta in D e NL
guida ai camping europei del Touring Club Italiano

Per comodità dei lettori, le foto sono raggruppate tutte alla fine del diario, in modo che tutti quelli che desiderano stampare lo possano fare senza spreco di pagine, selezionando solo quello che eventualmente serve ed avendo così la piena libertà di scelta.

Lunedì 28 giugno 2010
Al mattino Jenny lavora e quindi io ed Irene con tutta calma iniziamo i preparativi caricando quello che, già da ieri, era stato preparato.
Risulta tutto molto veloce, forse perché oramai la ripetitività delle operazioni fa si che tutto venga quasi in automatico, ed avanzo anche del tempo per dedicarmi alla cucina preparando un pranzetto veloce per le 12.30 a base di pasta in bianco e della verdura che Jenny, giunta a casa apprezza molto.
Ultimo tocco con prelievo dal congelatore di casa di bisteccame vario per pronto trasferimento nella piccola ma efficace celletta del frigo del camper che nel frattempo aveva raggiunto la temperatura d'esercizio.
Doccia per tutti e tre ed alle 15.00 inizia l'avventura alla volta dell'Olanda.
Questo viaggio, nasce dal desiderio principalmente di Jenny che già lo scorso anno, finite le vacanze estive in Sicilia, aveva manifestato il desiderio di visitare quella terra circondata d'acqua e canali che da sempre l'aveva incuriosita.
Ed è per questo che tutti e tre vi abbiamo lavorato un pochino, alla ricerca di notizie, idee, curiosità ed esperienze fatte da chi ci ha preceduto.
A molto son serviti sia i diari di bordo trovati in rete, dai quali prendevamo spunto, sia le varie guide consultate con avidità e consumate a furia di annotare, segnare, girar pagina e sottolineare.
Inutile parlare del viaggio, passeremo dal Brennero per cui conoscete sia paesaggio che tappe forzate, sia per riforminento che per acquisto vignetta per l'Austria e prima della 20.00 siamo già in una splendida, silenziosa e riposante fattoria in quel di Taufkirken in via hochstrasse 11 (N48.04004 E 11.62065).
Una signora gentile ed ospitale, come sempre del resto, ci accoglie nella sua azienda indicandoci un area riservata delimitata con piazzole su erbetta inglese e con allaccio elettrico comodissimo.
Il tutto per 10 euro che paghiamo subito in quanto domattina vorremmo partire presto.
Qui nella campagna tedesca, in attesa di una veloce cenetta, mi faccio con Irene una passeggiata per avvicinare dei quarter che nonostante l'ora, ancora corrono spavaldamente dentro un'ampissimo recinto.
Cavalli ed animali saranno una costante per Irene in questo viaggio, anche perchè dormiremo in molte fattorie (peraltro molto più risparmiose rispetto ai camping).
Splendidi esemplari che monopolizzano la nostra attenzione tant'è che ci dimentichiamo completamente della cena ed arriviamo solo dopo un'oretta al camper trovando ad aspettarci Jenny che intanto si era accesa la tv e se la stava godendo da sola senza nessuno che la disturbasse.
Un equipaggio svedese ci è a fianco ma sono già ritirati e con gli scuri chiusi. Buonanotte.

Martedì 29 giugno 2010
Eh si, i buoni propositi si fanno, ma poi rispettarli non sempre vi si riesce; ed allora eccoci qui che alle 9.00 passate siamo ancora a letto e se non fosse per Jenny che con il profumo del caffè ci sveglia dolcemente, io ed Irene saremmo ancora là a poltrire.
Però, in fondo in fondo, lo sapevamo già ieri sera che sarebbe finita così ma poco importa.
Non dobbiamo scaricare e pertanto in men che non si dica stiamo già muovendo; un cenno di saluto alla coppia di svedesi e riprendiamo la vicina autostrada per proseguire il nostro avvicinamento all'Olanda.
L'idea era di arrivare per sera ma essendo partiti ieri non al mattino ma nel primo pomeriggio, slitteremo di mezza giornata appunto.
Attraversiamo la Germania lasciandoci alle spalle nell'ordine: Monaco, Ingolstadt, Norimberga, Wurzburg, Aschaffenburg, Francoforte con il suo kilometrico aeroporto del quale difficilmente se ne scorge la fine e tuttora in preda ad enormi lavori di ampliamento, Wiesbaden ed all'altezza di Koblenz e della Mosella decidiamo di fare sosta per riposare, e senza fretta cenare e gustarci uno scorcio del grande fiume prima che questo si getti nel Reno all'altezza di Koblenza appunto.
Ecco allora che Irene, su dettatura precisa precisa della mamma, inserisce sul Becker le coordinate GPS N 50°18'21” E 7°27'39” che ci portano direttamente all'area di sosta di Kober-Gondorf dove il tendalino lo apro sull'erbetta verde dell'aiuola, ceneremo con tavolinetto aperto sempre sull'erbetta rasata e profumatissima, dividendo i minuti del tempo che inesorabilmente passa con le chiatte che silenziose solcano la Mosella davanti a noi, a pochi metri, mentre abitanti passeggiano con cani e bimbi in ordine, salutando con entusiasmo e con l'immancabile sorriso.
Sembra incredibile che certe barche enormi per dimensioni, possano navigare sui fiumi, ma qui evidentemente è stato tutto concepito esattamente così ed ora ne godono con successo togliendo dalle strade flotte di camion che altrimenti sarebbero adibiti al trasporto di quel materiale che invece viaggia stivato nelle chiatte.
Leggevo tempo addietro che una di queste enormi imbarcazioni può caricare lo stesso quantitativo di merce che impegnerebbe altrimenti per il suo stesso trasporto oltre 150 camion. Abbiamo detto niente!
C'è un parkimetro per pagare la sosta (8 euro per la notte fino alle 10 del giorno successivo) e vicino al medesimo c'è installato anche il camper service con erogazione d'acqua al costo di un euro per 100 litri, mentre nulla si paga per scaricare le grige e le nere.
Non ci serve nulla per ora e pertanto pago la mia tariffa e regolarizzo la mia posizione; siamo ospiti e dobbiamo rispettare le regole che ci vengono segnalate.
Così facendo, son pienamente convinto ne traggano vantaggi tutti.
Sto facendo la doccia e ricevo la visita di un tedesco in scooter che non parla inglese, ma si fa capire lo stesso.
Ci porge il benvenuto, ci spiega l'utilizzo della colonnina e ci lascia una piantina della cittadina con indicati i negozi primari (alimentari, forno del pane ed altro).
Veramente bello e suggestivo.
Se ne va passando a salutare una famiglia di tedeschi parcheggiata a circa 20 metri da noi.
Cena con minestrina che Irene fin da subito non esita a definire schifosa, ma si sa, ogni tanto bisogna anche buttarlo giù un brodino dai e questa sembra la serata giusta.
Non molto caldo, ai piedi delle colline con il fiume che rinfresca solo a guardarlo.............si dai si mangia anche la minestrina con panorami del genere.
Avevo notato un paio d'ore prima un ragazzo scendere lungo il fiume con l'attrezzatura da pesca ed iniziando a scendere la sera, vado sul fiume a farmi una passeggiata e vedere se ha catturato qualcosa.
Pesca a fondo, ma la serata finora non è stata delle migliori.
Del resto il passaggio continuo di barche di tutti i tipi (poco lontano c'è anche un campeggio con darsena e porticciolo) di certo non aiuta.
Rimango un'oretta ad inglesare (voce del verbo parlare in inglese con gli stranieri, coniata da Irene) per poi salutarlo e lasciarlo alla sua passione che proprio per come è concepita, ti porta a gustare il silenzio, la sonnolenta corrente del fiume, le fronde degli alberi mosse dalla leggera brezza della sera, lo schernoso tuffo di qualche impavido pesce mentre altri danno segno della loro presenza bollando qua e la e lasciando cerchi concentrici ad ingigantire senza far rumore.
I miei vicini sono andati a farsi una birra molto probabilmente e lo deduco dal fatto che li ho visti incamminarsi verso la fine dell'area dove iniziano dei bar e dei ristoranti.
Io, dal canto mio, metto via il tavolinetto ed una sedia, l'altra la lasci a Jenny che sta leggendo ed una la tengo per me che occupo con l'intento di iniziare il libro che mi son portato in questa vacanza (La mano di Fatima di Ildefonso Falcones), Irene è in camper con il DS, presumo.
Passiamo un oretta che riempiamo non solo di lettura ma anche con un buon the ai frutti di bosco che devo dire mal non sta in questo frangente.
La rocca o meglio le rovine e quel che ne rimane, silenziosa veglia su questa splendida valle mentre osservo cosa la mano dell'uomo ha realizzato disegnando dei terrazzamenti per la coltivazione a vigneto su pendici dove, manco gli stambecchi, starebbero in equilibrio.
Dei carrelli ancorati su un unico binario salgono e scendono da questi pendii e so che da qualche parte si possono anche cavalcare come fossero tanti bruchimela, di quelli che ricordano le giostrine per bambini.
Al prossimo giro in Germania li devo trovare!!!!! E provare! Chiudiamo, andiamo a letto. Domani saremo in Olanda.

Mercoledì 30 giugno 2010
Ci lasciamo la Mosella alle spalle, Colonia pure ed entriamo in territorio olandese e ce ne accorgiamo perchè molto dolcemente, molto delicatamente il paesaggio cambia ed iniziamo a notare distese immense di prati verdi dove bovine da latte canadesi e frisone pascolano beatamente.
La temperatura è eccezionale, con un bel sole, leggermente ventilato e 27° con un tasso di umidità di poco sopra al 35%.
Ho detto tutto e sarà così per tutto il periodo della nostra vacanza!!!
Il nostro itinerario parte da OTTERLO che è l'entrata più vicina del parco Hoge Veluwe per visitare il Krollen Muller Museum, ma si sa che poi quando si è in strada realmente ci si rende conto di cosa sia meglio fare e pertanto visto che ci troviamo ad ARNHEM troviamo subito l'entrata del BURGER'S ZOO e per alcune ore ci immergiamo nel parco zoo bellissimo che merita di certo la visita.
Qui gli ambienti sono stato ricostruiti per gli animali proprio come in origine e realizzati su misura.
Sia il Safari che il Deserto che l'Oceano sono da visitare con calma e non perdere nulla di quello che viene offerto.
Assistiamo al pasto del lamantino che gioca goffo con il suo addetto, alle urla ed ai richiami degli scimpanzè che saltano di liana in liana, ai gorilla che tendono agguati ad Irene avvicinandosi di soppiatto ai vetri senza farsi vedere per poi di colpo alzarsi su e spaventarla.
Al primo evento, tutti i visitatori han riso, mentre Irene tra lo spaventato ed il sorpreso è rimasta ferma capendo con qualche secondo di ritardo quel che era successo.
Le risa poi han contagiato anche lei e tutti le hanno battuto le mani.
Certo che il capoclan dei gorilla è grossissimo e abbastanza cattivo, o meglio difende il suo territorio e le sue femmine e urla veramente come un matto!!!
Le femmine invece coi cuccioli appesi sulla schiena e sul ventre sono un vero spasso da vedere.
Sembrano davvero umani!
La serra con gli uccelli liberi è da fotografia ad ogni passo, con colori e contrasti eccezionali.
Basta non vi racconto altro ma vi lascio solo l'invito a visitarlo questo zoo che davvero è il primo che anch'io vedo fatto così e che mi ha colpito molto.
Prendetevi il tempo di camminare nel deserto roccioso con cactus, uccelli ed un oasi, un ponte sospeso sulla savana tra rinoceronti, leoni, giraffe ed altri animali e le vetrate dell'oceano con la sua barriera corallina.
Mangiamo in uno dei tanti ristorantini all'interno e ci rendiamo subito conto che l'Olanda ha un difettuccio di non poco conto: costa tutto caro ed in alcuni casi carissimo.
Pazienza, controlleremo meglio gli acquisti, ne abbiamo la possibilità in quanto loro vendono, ma noi, se vogliamo, comperiamo.
Usciamo che è sera ma non riusciamo a capire.....................dovrebbe esser buio ed invece c'è una luce come da noi alle cinque del pomeriggio e sono invece
le.................20,30!!!
Qui in effetti scopriremo come sia lunga la giornata con il sole che sorge prima delle 5.00 di mattina e tramonta anche alle 23,00 all'isola di Texel ad esempio.
Bellissimo.
Salutiamo il signore del parking che all'ingresso ci aveva dedicato un sorriso, un benvenuto, un grazie per esser qui e ci aveva indicato dove parcheggiare.
Altra cosa scopriamo dell'Olanda: la gentilezza delle persone, di tutte le persone indistintamente.
Otterlo non è lontana, il parco è grande 5000 ettari e tocca tre cittadine per cui dopo meno di mezz'ora siamo in cerca di un camping e lo troviamo non prima però di esserci fermati in un market per poche cose che servivano.
Veloce check-in, parcheggio e poi cenetta con carne ai ferri, prediletta da Irene e da noi pure.
In queste occasioni il mio personale barbecue da famiglia (si perchè per noi tre uso quello piccolo) fa i miracoli e ci riunisce tutti e tre sotto al tendalino per una cenetta da leccarsi........le orecchie direbbe qualcuno di telesiva memoria.
Ci sono minimo tre camping vicino al parco ma noi, non abbiamo letto e girato abbastanza e visto questo ci siamo buttati a capofitto; non è proprio a buon mercato, ma bisogna riconoscere che è molto attrezzato con un parco acquatico (ricavato nei laghetti creati dal fiume che scorre).
Si tratta del Vakantiepark DE ZANDING Veluwe e dove il comfort non manca di certo.
Le ragazze si vanno a docciare ed io griglio delle verdurine così al loro ritorno possono dilettarsi a punzecchiare e masticare qualcosina mentro la carne, attraverso il processo chimico creato dal calore elevato, passa dal colorito rosso-rosa crudo, a quello più piacevole e congeniale al palato.
Impazzisco nel cercare sempre di fare in modo che le righe della piastra disegnino dei rombi perfetti sulla fettina di scamone alta un dito e molto spesso ne esce un capolavoro.......... domani provo a farlo vedere a Van Gogh, non si sa mai.
Doccia, un libro ed un buon the ci accompagnano verso la notte che passeremo tranquilla riposando veramente volentieri e di gusto.
Domani ci attendono le mega estensioni del parco da percorrere in bici e ci vorranno tutte le nostre forze per completare il programma concepito. Anche oggi è stata una giornata calda, per noi normale, abituati al nostro clima, per gli olandesi un pochino meno, che lamentano un innalzamento della temperatura diurna oltre la normalità per il periodo.

Giovedì 1 luglio 2010
Siamo entrati nel mese di luglio; il telefono che squilla alle 8.00 di mattina mi ricorda che molti ancora non sono in ferie e prendo coscienza della giornata che inizia blaterando frasi confuse dettate ancora dalla sonnolenza che mi pervade.
Dall'altra parte, intelligentemente, capiscono che sono ancora addormentato e decidono di lasciar perdere e riprendere più tardi l'argomento.
Con le bici siamo pronti a partire ed in breve raggiungiamo il vicino ingresso del parco (come detto questa di Otterlo è l'entrata più comoda per il museo) dove saluto la signora addetta alla biglietteria con un sonoro “Hi, i'm italian” e lei spiritosa e simpatica replica “Hi, i'm an holland!.
Ridiamo della battuta, facciamo i biglietti (15 euro adulti, 7,50 ragazzi fino a 12 anni) scambiando qualche notizia, prendiamo la cartina del parco (euro 2,50) e varchiamo l'ingresso.
A sx un immenso parcheggio di bici che si possono usare gratuitamente; tutte bianche, caratteristiche del parco e con freno a pedale.
Impossibile rinunciare a provarle e la sensazione di comodità è di istantanea percezione, altro che le mtb mia e di Irene.
Siamo tentati di lucchettare le nostre e prendere queste, ma desistiamo.
Sappiate che ce ne sono 1700, tutte bianche e si trovano nei tre ingressi del parco a disposizione di chiunque voglia farne uso gratuitamente. Inoltre esiste un centro per le riparazioni con del personale (che ho avuto modo di conoscere a causa della rottura del pedale della mia mtb) gentilissimo e di una squisitezza e disponibilità inverosimile.
Dotati di mezzi con cassone e addirittura rimorchi per recupero, rimessaggio e ripristino delle bici rotte o semplicemente lasciate in giro fuori dai parking adibiti da persone magari non proprio educate.
Torniamo al parco.
E' enorme (5000 ha), ben curato manco a dirlo, con alberi dal fusto sano ed alto, chiome rigogliose e di un verde intenso che difficilmente dalle nostre parti si vede.
Esistono sentieri sterrati e ciclabili asfaltate ovunque (per una lunghezza sviluppata di 40 km) oltre
chiaramente a delle strade principali percorse da autobus, macchine e mezzi degli addetti alla manutenzione del parco.
Gli incroci sono molto ben segnalati con statini di cemento che indicano nomi, direzione e km da percorrere per cui diventa facile interpretare la cartina e seguire il percorso il cui panorama varia man mano che pedaliamo e ci lasciamo km alle spalle.
Vediamo le altane preposte al birdwatching ma non solo perchè qui vivono anche cervi, mufloni, cinghiali ed altri animali.
Qualche pausa per Irene che della bici proprio non si appassiona, resiste, partecipa ma non ne va matta.
Fa caldo, motivo per cui apprezziamo tantissimo le borse laterali applicate nuove nuove alla bici della Jenny e riempite con bottiglie di acqua e succhi e lo zaino borraccia di Irene contenente altri due litri di acqua con tanto di cannula e beccuccio dal quale lei può bere anche correndo in ogni momento.
Il mio di zaino invece è colmo di panini e frutta e tra poco, son certo, lo alleggeriremo; sto solo cercando il posto adatto ed in effetti, di li a poco, ecco materializzarsi una piazzola piana ed ombreggiata con tavolo in legno e panche da dove mi sembra di scorgere un cartello con su scritto:
“a disposizione del sig. Gigi Dalla Vecchia e famiglia” :
Non lontano è parcheggiata anche un'utilitaria e mentre stiamo mangiando una signora alquanto anziana esce dal bosco dov'era stata in passeggiata e ci saluta.
Ricambiamo, chiediamo se vuole dissetarsi, ringrazia ma rifiuta e si volta verso la figlia che era con lei ma più indietro e che nel frattempo l'aveva raggiunta.
La figlia parla un perfetto inglese e riusciamo così a scambiare quattro chiacchere.
Ci racconta che molti olandesi amano arrivare in auto nel parco usando i vari ingressi, parcheggiare e dedicare alcune ore a passeggiate corroboranti e distensive.
Ne hanno la possibilità e soprattutto la “cultura” e per questo dico loro che fanno bene.
Qui in Olanda tutto appare più semplice in effetti; ci siamo solo da poche ore, ma son già bastate per capire che loro hanno ritmi differenti dai nostri, più lenti, più calmi.
Moltissima attenzione la prestano al benessere psico-fisico che raggiunge la massima espressione proprio vivendo anche gli attimi con la giusta tempistica, dedicando ai bambini ad esempio tutte le attenzioni che servono e non a caso l'Olanda è considerata la nazione con il più alto indice di benessere e stile di vita adeguato per i cuccioli d'uomo.
Vedendo noi solo con Irene mi chiedeva se è figlia unica ed al nostro assenso, mi spiegava invece che qui molti hanno prole numerose ed in effetti vedremo con l'andar del viaggio madri con due o tre figli in bicicletta e famiglie con 3-4 figli ed un altro in arrivo.
E' un paese giovane e con ricambio generazionale garantito; noi questo purtroppo non lo abbiamo e solo gli extracomunitari ci salvano dal decremento totale delle nascite.
Noi ripartiamo, loro pure.
Abbiamo ancora il museo da visitare e non vogliamo attardarci anche perchè dovete sapere che la maggior parte delle attrazioni, dei musei, dei siti o altro da visitare, aprono alle 10 di mattina, fanno orario continuato ed alle 17.00 chiudono i battenti.
Il Kroller-Muller Museum deve la sua esistenza ad Helene Kroller-Muller, figlia di un industriale tedesco, nata nel 1869 e morta nel 1939 e che nell'ormai lontano 1888 sposò Anton Kroller che di mestiere faceva il dirigente di una compagnia di proprietà del padre.
La signora iniziò la collezione di arti decorative attorno al 1905 e con l'aiuto di un certo H.P.
Bremmer arrivò a collezionare oltre 11.500 lavori.
Personalmente non sono un conoscitore dell'arte e molto spesso non la capisco o non capisco cosa vi sia in un dipinto e come molti critici riescano a parlarne magari per interi quarti d'ora, ma di fronte a qualcuno dei quadri visti qui dentro, pure io, ignorante totale, mi son fermato ed ho guardato a lungo.
Non pensavo che si potesse essere letteralmente rapiti dai colori, dai contrasti, dalla luce che emettono e più guardavo meno capivo ma non per questo non mi piacevano.
Irene leggeva la biografia di un certo Vincent Van Gogh che almeno di nome tutti conosciamo, ma vedere cosa ha dipinto mi ha lasciato davvero di sasso.
Oltre al famosissimo Bridge at Arles, qui troviamo i dipinti del primo Van Gogh, coi fiori, coi contadini, coi mangiatori di pomodoro, col caffè di notte, che in molti casi mi sembravano delle fotografie, tanto erano reali.
Credetemi, detto da uno che come ripeto non capisce un granchè, il tutto merita una visita e se fate la visita, fate in modo di aver del tempo a disposizione perchè nonostante non sia enorme, si fa fatica ad avanzare; non di certo per la calca o la confusione ma per quanto il dipinto vi attira, vi cattura, vi coinvolge, vi fa avvicinare, vi fa scrutare alla ricerca di particolari che al primo colpo
d'occhio non rilevate.
Non a caso vi son divanetti dappertutto perchè noterete che il medesimo quadro visto da mezzo metro, non sembra manco lo stesso visto da due metri e mezzo!!
Vincent è comunque in ottima compagnia qui, con Picasso, Rembrandt, De Chirico, Seurat, Baldung Grien, Ensar, Mandriaan, Toorop, Pistoletto, Radin e tanti altri.
In totale vi sono del solo Van Gogh 278 opere più tutto il resto.
Usciamo per vedere il giardino esterno, verdeggiante e dove sculture di vari generi lo adornano; sono 19 e non ci vuole molto seguendo il delizioso vialetto a visitarle tutte.
Ecco fate attenzione qui a programmarvi allora la visita nel senso che ritengo poco indicato fare il giardino delle sculture nelle ore di massima calura, per cui o al mattino appena aperto e poi dentro al museo al fresco oppure dopo il museo e quindi verso le 16.00 di sera.
Fate vobis.
Per noi invece si son fatte le 17 passate e riprendiamo le bici per fare l'ultimo pezzo di ciclabile all'interno del parco che ci porta verso la JACHTHUIS ST. HUBERTUS che sappiamo già trovare chiusa, ma almeno la vediamo da fuori e la fotografiamo.
Irene è stanca ma si impegna e ci segue.
Sostiamo di fronte a questa che non riusciamo a capire bene cosa fosse stata, se una residenza oppure una chiesa oppure ancora un bastione, ma di certo sappiamo essere ora un ristorante e molto carino e suggestivo per giunta con il laghetto di fronte dove si specchia.
Beviamo l'ultima acqua rimasta, osserviamo delle papere che starnazzando ed ondeggiando camminano flebili sull'erbetta rasata da poco e meditiamo sia ora di inforcare di nuovo i nostri potenti mezzi di locomozione e tornare verso il camping per il meritato riposo.
Così facciamo seguendo un'ennesimo nuovo sentiero ciclabile che passa davanti al monumento del Generaal De Wet e ci ritroviamo all'ingresso dove nel frattempo un'altra signora ora stava alla cassa sostituendo la simpaticona del mattino.
Perdonatemi, mi stavo dimenticando di dirvi che nel parco troverete anche aree giochi per bimbi, ed il Museonder dove gratis entrerete in una dimensione totalmente diversa.
Vi farà conoscere la vita sotterranea, vedrete le radici di un faggio di 140 anni, sperimenterete un terremoto artificiale e da dei rubinetti appositi berrete l'acqua del parco pescata in profondità.
Nella strada di ritorno facciamo tappa al market (ecco questi chiudono un oretta un oretta e mezza dopo le 17 ad esempio, ma sono i soli) e lo yogurth da bere è buonissimo e dissetante.
Il venditore ambulante di pesce col suo chiosco mobile è ancora lì ma non scatta in me la molla e pertanto guardo solo cos'è rimasto sul banco e poi spingo sul pedale.
Troppo stanco per grigliare anche stasera............. pesce per giunta.
Mangeremo lo stesso pesce, ma quello pescato non so dove, con le pinne gialle e che vive tutto rannicchiato in scatole di alluminio con apertura a strappo.
Conoscete vero?????
La doccia ci fornisce le energie necessarie per resistere alle ultime tre ore di luce e la mia dormita inizia nello sdraio con libro che cade a terra per poi continuare sul sedile di guida davanti ad una tv accesa che però non vedo per concludersi finalmente in mansarda nel mio sacco a pelo a due piazze.
Eh si la notte si dorme proprio benissimo ed il sacco a pelo, anche se siamo a luglio ed in Italia iniziano a colare dal caldo, qui ci vuole.

Venerdì 02 luglio 2010
Il sole tramonterà anche tardissimo e si leva pure prestissimo ma i nostri scuri fanno il loro dovere a meraviglia e prima delle 9-9.30 non ci alziamo mai da letto.
Qui, secondo il nostro personale programma, non abbiamo più nulla da espletare e siccome abbiamo pagato 70 euro per due notti di camping, ci prepariamo a muovere.
Il sonno e la stanchezza fan davvero brutti scherzi, o forse la vecchiaia che avanza, ed è per questo che non ricordavo più che la sera prima avevo già praticamente messo tutto in assetto da viaggio, caricando bici, sedie, sdraio, tavolo ed altro al loro posto.
Non mi restava che chiudere la veranda, salutare la tenda vicina coi due olandesi e la loro bimbetta di due mesi e mezzo di vita e partire con calma, senza far tanto rumore e senza sollevare inutile polvere.
Direzione URK, sempre con splendide campagne verdi a destra e sinistra, mucche e pecore al pascolo, sole splendente.
In pratica fila tutto a meraviglia e proprio per questo l'oblò della mansarda (che non ho chiuso dopo aver dormito) decide agli 80 km/h di staccarsi, battere sulla fiancata del camper e volarsene in mezzo alla strada.
Nel grave guaio, almeno abbiamo la fortuna di: a) non coinvolgere nessuno nel misfatto, ne auto tantomeno biciclette.
b) l'oblò, a parte l'angolino, è rimasto intatto.
Freno di colpo, metto le frecce d'emergenza, parcheggio a lato sulla ciclabile (immancabile) e corro veloce a recuperare il finestrino.
Ad un distributore poi troverò il modo di arrivare col camper vicino ad una specie di recinzione che mi permette di alzarmi quel tanto da arrivare all'oblò per inserirlo nella sua sede; Jenny da dentro chiude i tre ganci a scatto e tutto è sistemato.
Siamo stati fortunati dai e soprattutto con poco e velocemente abbiamo risolto.
Urk ci accoglie verso le 12,30.
La splendida giornata di sole rovente ha riempito di ragazzi e ragazze la spiaggia vicino al porto e sempre vicino al porto, nel grande parcheggio dedicato a camion ed auto, ci sono anche i posti per la sosta dei veicoli ricreazionali (vr da ora in poi) con tanto di allaccio alla corrente, scarico e carico nei vicini bagni.
Chiedo ad un tedesco dove si paga e lui mi risponde che alla sera verso le 18.00 arriva l'addetto che stacca bigliettino per le 24 ore ed incassa.
Bene penso io, se alle 18 sono ancora qui pagherò, altrimenti................
Non pensate male dai funziona proprio così, qui si paga il pernotto ma non il giornaliero e la corrente a me non serviva per cui non ho fatto il ladruncolo dai.
Il paese è davvero carino, molto vivace.
Jenny prepara una veloce pasta mentre guardiamo un tg che ci racconta le solite cose di sempre.
Un DAF italiano staziona in parking in attesa dei pescherecci dai quali preleverà in serata il pescato (pesce azzurro per lo più) per portarlo poi in Italia presso stabilimenti di lavorazione siti in Romea e che ben conosco.
Parlo coi due autisti e mi dicono che in 18 ore saranno in Italia; guideranno a turno 4 ore e mezza a testa, per due turni e scaricheranno a tempo di record.
Che vita ragazzi............ L'Olanda comunque la conoscono molto bene e mi danno parecchie informazioni su paesi che loro, per lavoro, han già visitato.
Mi dicono che da Chioggia portano qui le cozze che gli olandesi poi “piantano” in mare per allevarle e da qui partono come detto col pesce azzurro fresco da portare sul mercato italiano.
Il loro semirimorchio frigo è già carico per la metà ed in effetti il frigo si accende di continuo per cui li invito a prendere un caffè da me; invito che accettano volentieri.
Visitiamo questo paese immergendoci nella via principale che leggermente sale fino al faro dal quale si gode un panorama davvero splendido.
La giornata è limpidissima, tersa, senza nuvole e soprattutto in totale assenza d'umidità (qui non c'è quasi mai e la centralina del camper ci ha segnato al massimo 45% con la faccetta smile sempre sorridente) e dal faro si scruta il mare aperto, ragazzi che fanno il bagno tuffandosi dalle piccole barchette a vela con le quali hanno guadagnato il largo e sulla sinistra, lontane le eoliche di ENKHUIZEN che sta proprio di fronte a poche miglia marine (1 ora di traghetto).
Il panorama è molto bello, le ciclabili sono invase da gioventù diretta al mare, i locali dispensano gelati e bibite ed io fotografo di tutto.
Qui troverete il ristorante DE KAAP al numero 5 di Wijk 1 di proprietà della famiglia Hakwoort, dove se riesci a finire l'enorme piatto di pesce che ti servono, te ne portano un altro gratis.
Noi ci siamo solo deliziati con una coca cola, una kinley tonic ed una spa blauw (una specie di schweppes), servite da una gentile Suzanne il cui nome compariva oltre che sul badge anche sullo scontrino.
Per maggiori curiosità: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]
Il paesino, come detto in salita, ben si presta ad esser visitato tra i vari viottoli e vicoli e qui si ammirano parecchi cottage di pescatori.
Gli olandesi abbiamo notato non mettono le tende alle finestre e le enormi finestre permettono la visione dell'interno a chi sta fuori e cammina.
Loro generalmente hanno due belle poltrone bianche a ridosso del finestrone e leggono godendosi la luce del giorno che se ora è presente per molte ore, di riflesso in inverno invece è carente ed ecco spiegato il motivo di questi finestroni che ne catturano la maggior parte possibile.
Anche la chiesetta fa bella mostra di sé mentre il vecchio municipio è diventato la sede del Museum Het Oude Raadhuis dove tra le varie stanze si viene a conoscenza della storia di Urk e della pesca.
Ecco preparatevi parecchi soldi perchè, se volete, qui in Olanda ogni paese ha minimo un museo da visitare; poi se ne vale la pena o no di visitarlo lo possiamo sapere solo all'uscita e comunque rimane un giudizio fortemente soggettivo.
State attenti dove il percorso promiscuo permette l'uso del medesimo contemporaneamente a pedoni e biciclette.
Vi passano sopra ed in velocità per giunta, se non state attenti.
Per loro è naturale e chiaramente sono ben indottrinati alle regole nel senso che marciano sia in bici che a piedi rigorosamente a destra e rispettano alla lettera il codice della strada, ma se come me, da italiano bonario e tontolone, andate a destra ed a sinistra, forse una ruota sulle dita dei piedi rischiate di trovarvela.
Io fotografo e Jenny filma e non va male devo dire.
Rientrando assaltiamo un market per far scorta d'acqua (stiamo bevendo come dei bufali), yogurth, che qui son davvero buoni, latte e pane oltre a qualche dolciume che si intrufola sempre in mezzo e che alla sera puntualmente ci facciamo fuori leggendo o guardando la tv.
Siamo viziatelli niente da dire e la bilancia ce lo ricorda ogni volta vi saliamo sopra!!!!!!!!!!!!!!
Salutiamo i due autisti ed usciamo dal parcheggio del porto lasciandoci alle spalle questa bella cittadina e puntiamo verso quella che tutti dicono essere una tappa fondamentale di un viaggio in Olanda: GIETHOORN.
Definita da molti la Venezia del nord perchè proprio come la capitale del Veneto sorge su canali e si visita a piedi, o in bici o in barca.
Vicino al porto esiste un area adibita a sosta camper, ma il consiglio di molti e che pure io ho seguito è di fare sosta presso il Camperplaats HAAMSTEDE di Truus e George Appelo, kanaldijk 17 Giethoorn N 52.72834 E 6.07660.
Qui la gentilezza innanzitutto è di casa, siete in una specie di fattoria con tutti i servizi di cui si ha bisogno, su piazzole di soffice erbetta curata e rasata e dove il relax è davvero il principale protagonista.
Non fate come il collega camperista che per guardare, arrivando, dalla strada la piazzola da accaparrarsi, ha tagliato la strada ad un anziano signore distruggendo in un sol colpo il muso della Peugeot 107 rossa del vecchietto, il vano bombole del suo camper, lo scalino retrattile, la fiancata dell'Hymer e parte del parafango posteriore.
Rapido intervento del carro soccorso con addetto che si occupato di stilare perfino la constatazione amichevole (erano entrambi olandesi i protagonisti) ed ad agganciare la peugeot nonché pulire dai rottami l'asfalto ed i liquidi fuoriusciti mentre l'Hymer prendeva posto nel minicamping ma non nella piazzola addocchiata probabilmente, visto che nel frattempo altri 5-6 equipaggi erano arrivati e si erano sistemati.
Noi intanto ci siamo docciati ed abbiamo commentato con dei tedeschi la partita dell'Olanda che nel frattempo giocava contro il Brasile elimandolo e dando vita così a festeggiamenti in area di sosta a base di vuvuzelas e coni gelati gratis.
L'ho detto prima, non viena mai sera qui ed io ed Irene allora decidiamo per una biciclettata serale che ci porta a prendere contatto con Giethoorn che fin da subito si rivela magnifico.
Velocemente gironzoliamo per le stradine ed i ponticelli che facciamo con la bici divertendoci come matti su e giù da questi e rimaniamo davvero entusiasti nel vedere tutte queste casette, tutte con giardino verde bellissimo e rigoglioso e tutte attorniate da canali e collegate solo da un ponticello con cancello pure in alcuni casi. Bellissimo.
Do' ragione a chi me la raccontava definendola bellissima e, anche se l'affermazione che la visione di questo paesino da solo merita il viaggio in Olanda, mi sembra obiettivamente esagerata di certo sarebbe al contrario un errore non dedicarle quella giornata o due che la visita abbisogna.
Di sera poi così è doppiamente bella, con le barche elettriche che ne solcano silenziose i canali, con le persone che intasano i ristoranti ed i caffè in attesa di cenare, coi negozi che espongono i classici souvenirs tipici del luogo, con gli immancabili indigeni muniti di zoccoli originali che solcano le stradine asfaltate facendo riecheggiare tra le pareti dei vicoli il rumore sordo del legno che si trascina sul bitume.
Davvero fantastica ed a renderla ancor più fiabesca ci pensa un matrimonio nel quale ci imbattiamo e che Irene si ferma a guardare per parecchio tempo andando anche dalla sposa ad applaudirla. Domani è d'obbligo digitale e videocamera.

Sabato 03 luglio 2010
La proprietaria dell'area, la signora Appelo (il marito credo sia un pittore e se lo vedete con la lunga barba bianca, converrete con me nel pensare che mai tale modo di essere sia più azzeccato in funzione della sua professione), vi fornirà un buono sconto per il noleggio delle barche elettriche e così facendo pagherete soli dieci euro anziché 15 per quell'oretta abbondante che vi serve per percorrere l'itinerario disegnato sulla mappa che vi verrà fornita.
BOTENVERHUUR H.KOLLEN Binnepad 88, questo è l'indirizzo per il noleggio delle barche; si trova alla fine del villaggio, ma avrete così modo di visitare prima a piedi o in bici alcune viuzze che poi vedrete in maniera più completa e da altra angolazione soprattutto con la barca.
Spiegazioni in loco al momento del noleggio (sono elettriche a due velocità e con retromarcia, ma se volete si possono noleggiare anche quelle a remi), consegna della piantina con percorso mappato con classico e rigoroso pennarello nero e via verso la conquista del titolo di capitano di corvetta.
Mi hanno spiegato di seguire la mappa e secondo voi al primo crocevia cosa abbiamo fatto noi?
O meglio cosa ho fatto io???
Giro dentro ad un canale piccolino per vedere il laterale espositivo di un negozio di souvenirs ma come anticipato dal noleggiatore, ecco il piede del motore piantarsi nel fondo melmoso poco profondo e la barca arenarsi di colpo.
Panico!!!!
Metto la retromarcia, niente.
Allora alzo il motore, prendo il fidato bastone di legno onnipresente su tutte le barche, lo pianto sul fondo e inzio a far arretrare la barca fino a riguadagnare il canale principale, che Jenny, con eloquente occhiataccia, mi fa capire non devo più abbandonare.
Irene vuole cimentarsi con la guida della barca e le cedo il posto e mi dedico a fare foto, controllandola però.
Si percorre in pratica un lungo e largo anello che ti porta anche a solcare il lago che si trova all'esterno del villaggio e dove esiste anche un approdo per la visita dell'isolotto.
Tutto molto bello e soprattutto un esperienza nuova che consiglio a tutti di fare.
Si può ormeggiare all'altezza dei vari negozi, dei bar, dei ristoranti, dei caffè, della chiesa o del museo oppure si può fare solo il giro, riconsegnare e visitare poi il resto in bici come abbiamo fatto noi.
Oltre all'esperienza nautica, non mancate di visitare il piccolo ma carino museo: la Olde Maat Uus o vecchia fattoria, recuperata dalle autorità locali e trasformata in museo grazie anche alle donazioni degli abitanti locali.
Simpatiche le vecchiette che si occupano dell'ingresso e dei biglietti e che ti accolgono con il sorriso sulle labbra.
Illustra la vita a Giethoorn, mostrandovi le chiatte che trasportavano la torba (la cui asportazione ha creato questo gioco di canali ed abitazioni), i tragitti dalle torbiere lungo i canali ed il TJIASKERMOLEN, un piccolo mulino a vento che utilizza una vite di Archimede per travasare l'acqua. Ne esistono solo due tuttora in Olanda fatti così e semplici per cui se visitate la fattoria museo non mancate di andare fuori nel parco a vederlo, unitamente ad altri attrezzi e costruzioni dell'epoca.
Spettacolare il cesso posto nel retro................
provate ad aprirlo............................................
Noi abbiamo trovato interessante anche il filmato che se lo chiedete vi proiettano e serve a capire tutto del posto che state visitando, degli usi e dei costumi di allora, degli sforzi compiuti per ripristinare e recuperare questa costruzione, di come vivevano anni addietro, della povertà che esisteva, del gelo che in inverno attanagliava tutto, dalle imbarcazioni agli utensili ad ogni cosa; vedrete le lampade a petrolio e vedrete la barca coi vasi di petrolio girare per rifornire le massaie del prezioso liquido che permetteva la luce nelle infinite notti invernali; vedrete gli scavi sui polder per rubare al mare terra preziosa da coltivare e molte altre cose e situazioni che apprezzerete vivendole di persona secondo me.
Cimentatevi anche coi giochi dei bambini di un tempo (trampoli, bussolotti con le corde dove metterete i piedi sui bussolotti e tenendo le corde camminerete, corda per saltare) e misurate le vostre capacità di equilibrismo.
Via da qui ci fiondiamo dentro un negozietto che sembrava piccolo ed invece una stanza dopo l'altra, un corridoio dopo l'altro si rivela grande e capiente e soprattutto ha tantissima roba e riesce a mettere in confusione le due donne che mi accompagnano.
Cosa non facile sapete.
Qualcosa comunque comperano, anche se non ricordo cosa.
Riprendiamo le bici e torniamo al camper e mentre Jenny prepara qualcosa da mangiare io sistemo le bici sul portabici e ci apprestiamo a muovere in direzione di STAPHORST.
Non perdo tempo a dirvi dei rifornimenti, degli eventuali carichi e scarichi etc perché tanto lo sapete che vanno fatti e mai abbiamo trovato modo di espletare queste funzioni con enorme facilità come qui in Olanda.
STAPHORST è la roccaforte del credo cristiano e qui gli abitanti vivono ancora indossando abiti tradizionali e rifiutano molte forme di progresso.
Certo le abitazioni sono come in altri paesi e molta gente soprattutto i giovani non seguono questo stile di vita, ma ad un poggiolo, in bicicletta ed al supermercato abbiamo avuto modo di incontrare persone vestite con gli abiti tradizionali antichi e con la classica cuffietta in testa le donne.
Più di qualche foto non son riuscito a rubare.
In un negozio di abbigliamento invece siamo entrati perchè un acquazzone ci ha sorpresi di ritorno dal museo anche qui delle antiche tradizioni e dove vengono illustrate le tecniche di lavorazione e fabbricazione delle stoffe usate per i vestiti tradizionali.
Qui alla fine, complici i saldi ci abbiam lasciato qualche decina di euro e carpito le info per il negozio di fotografia dove dovevamo acquistare altre cassette per la videocamera.
Stiamo scoprendo le varie sfaccettature di questa nazione dove tutto è a misura d'uomo e dove sembra che ogni volta ti possa servire qualcosa, basta solo che ti guardi attorno e la trovi.
Notiamo prezzi mediamente alti e se non presti la giusta attenzione, si rischia di sforare il budget preventivato; il gasolio costa sensibilmente meno rispetto a Germania ed Italia e la carta di credito
non dappertutto è accettata. I supermercati hanno dei ricchissimi assortimenti e la carne, anche se l'assortimento è ridotto, è comunque buona.
Quello che in Italia noi spendiamo per uno scooter o per un motorino, loro lo spendono per una bicicletta.
Ne hanno di stupende con prezzi dai 900 euro in su, parecchio su.
Del resto in un paese con oltre 15.000 km di piste ciclabili, è logico aspettarsi anche la presenza adeguata di biciclette.
L'agricoltura la fa da padrone e dappertutto noto bellissime aziende, tecnologicamente evolute e con parco mezzi adeguato e recente, segno che se la passano leggermente meglio delle aziende agricole italiane.
E' con queste considerazioni che giungiamo ad ORVELTE, e ci mettiamo alla ricerca di una fattoria per dormire, ma non troviamo nulla e quindi obbligatoriamente entriamo in un camping nel paesino vicino ( Camping De Valkenhof, Beilerstraat 13a, Westerbork [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ).
Alla reception son rimasti solo dei ragazzi che in un inglese stentato mi dicono di entrare e che domattina i loro genitori avrebbero provveduto a registrare.
Noi entriamo, parcheggiamo, non apro veranda e non tiro fuori sedie, tanto qui ci dormiamo solo e domattina già ce ne andiamo.
Ceniamo in camper, giochiamo a carte , guardiamo tv, ci godiamo il fresco portato dalla pioggia che comunque non ci ha creato problemi, osservo Irene rincorrere un coniglio per dargli dei fili d'erba che lui sembra anche apprezzare e mi godo la tazza di the seduto sul mio sedile di guida che ora, girato di 90° mi fa da poltrona per guardare la tv.
Nota di rilievo: il decoder spedito in fabbrica per aggiornamento, finalmente ora funziona e mi permette la visione di tutti i canali, tranne chiaramente quando quella miserabile di RAI, per la quale pago anche il canone, li cripta.
Maledetto servizio pubblico!!!!!!!!

Domenica 04 Luglio 2010
Orvelte è un villaggio museo.
Praticamente le auto sono interdette, ci sono dei parcheggi agli ingressi del paese, e la si lascia lì.
Si gira solo a piedi o in bicicletta e vengono anche organizzati dei tour con carri trainati da cavalli e coperti per coloro che lo desiderano visitare in codesto modo.
Si trovano parecchie attività all'interno, dai negozi di ceramica a quelli di souvenirs classici ed immancabili, dalla fattoria con le pecore e dove i bambini posson lavorare il latte e creare il formaggio, alla fattoria con le mucche da pascolare nel recinto, all'artigiano che lavora il vetro a quello che lavora le pietre ed il quarzo e così via.
Noi ci siamo imbattuti in un grazioso angolo dove abbiamo potuto assistere al taglio delle assi di legno in una segheria con un macchinario antichissimo e mosso da un motore a vapore, ad una fucina per la preparazione dei ferri da cavallo, chiodi, stipiti, ed innumerevoli altre cose derivanti dalla lavorazione del ferro, lavorazione fatta ancora a mano con incudine e martelli, ferro lavorato caldo su tizzoni ardenti alimentati da un mantice a comando manuale ed infine la fabbricazione degli zoccoli.
Spettacolare nel suo susseguirsi di fasi oramai memorizzate e dagli automatismi prevedibili.
Sui due pezzi di legno fissati su un tornio, si inizia la fase di sgrezzatura seguendo i lineamenti di uno zoccolo già costruito e modellato.
Ci ha spiegato le misure, i vari arnesi per la lavorazione manuale, il tornio ed infine la scovino che serve a “bucare” lo zoccolo, creare cioè quella parte dove il piede deve calzare.
Bello e soprattutto ingegnoso e quando poi lo vediamo soffiare nello zoccolo e far uscire tutta l'acqua abbiamo capito che prima della Geox, qualcun'altro aveva inventato la “scarpa che respira”.
Stamattina il camper mi fa dannare; parte di continuo l'allarme e nella quiete di questo villaggio dove tutto è rimasto come un tempo, da notevole fastidio, motivo per cui lo chiudo solo a chiave senza allarmarlo.
Visitiamo il museo delle stufe, una stalla per il ricovero delle pecore, un negozio di oggettini in miniatura che abbellirebbero qualsiasi casa per bambole stile Dolly House e ce ne ritorniamo al parcheggio per prenderci il camper e spostarci.
Da giorni facciamo visite culturali e musei, lasciando poco spazio la gioco e siccome non vorremmo stressare Irene facciamo ora una pausa e ci portiamo a Drouwen dove so di trovare un parco (Het Boomkroonpad steenhopenweg 4, Drouwen [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ) nella foresta in mezzo al verde dove staccare la spina e rilassarci un pochino.
Dosare i giusti tempi per visite alterandoli a relax credo sia importante, se si hanno al seguito dei bambini che, come tutti, hanno delle esigenze e delle curiosità da soddisfare.
Pranziamo nel silenzio della foresta, silenzio rotto solo dalla nostra conversazione e dal rumore prodotto dalle posate.
Perfino il gas prodotto all'apertura del tappo della bottiglia di aranciata lo sentiamo ingigantito, tanto è il silenzio che ci attornia.
Finito il veloce pranzo ci portiamo nella zona d'ingresso del parco, facciamo i biglietti e veniamo trasformati tutti e tre in talpe; infatti dobbiamo oltrepassare un tornello e seguire un cunicolo che simula la galleria scavata appunto da una talpa mentre alcune di esse, col muso sorridente e simpatiche affiorano dalle pareti in cartongesso.
Alla vista di un coniglio gigante capiamo di esser tornati in superficie e iniziamo a salire una passerella che, alternando anche dei gradini, ci porta a 30 metri di altezza da dove si ha una splendida visione della foresta ammirandola oltre le cime degli alberi.
Da qui si scende e si possono scegliere percorsi di varie lunghezze e con tempi di percorrenza diversi da fare appunto con zaino in spalla o semplicemente da turista domenicale.
Una pubblicità dice che gli italiani sanno sempre a che santo votarsi, ma il San Cusumano al quale ci siamo votati noi oggi (marca di pesce che vive nelle famose confezioni di alluminio dall'apertura a strappo) non ci è bastato e decidiamo di calmierare con un gelato in vendita nel bar del parco.
Per la verità c'erano anche delle pizze invitano, ma abbiamo resistito in nome di una vacanza sana e ricca di pedalate che ci dovrebbero aiutare a smaltire qualche chiluzzo.
Ci aspetta ora BORGER che con GRONING è definita la “zona dei Dolmen”.
I dolmen altro non sono che delle antiche tombe in pietra, dei megaliti e qui a Borger ve ne sono ben otto dentro e fuori la cittadina compreso il più grande d'Olanda.
Con 16 euro e 50 in via bronnegerstraat 12 a Borger appunto entrerete in una specie di museo che vi illustrerà mediante alcuni passaggi, la vita di questi primitivi, la loro evoluzione, o meglio il loro processo evolutivo obbligatoriamente dettato dal mutare dei territori in cui vivevano e vi avvicinerete a questi giganteschi pietroni che in effetti incutono un pochino di terrore.
Beh terrore forse no, ma velati di mistero questo senza dubbio si.
Questo paesino è anche carino, ma preferiamo, vista l'ora ancora accettabile fare un pochina di strada e portarci verso la parte nord-occidentale dei Paesi Bassi per poterci così avvicinare alla grande diga che dovremmo attraversare domani se tutto va come programmato.
Certo che arrivarci in Olanda per qualcuno potrebbe essere stancante, impegnativo, tanta strada, ma una volta qui poi le cittdine sono molto vicine; l'Olanda non è enorme e ci si gira velocemte complice anche una rete di strade molto efficienti e ben tenute.
Noi una volta giunti qui abbiamo tolto dal navigatore l'opzione autostrada e quindi giriamo esclusivamente usando le strade normali, le nazionali, le tangenziali.
Sicuramente più impegnative, leggermente meno veloci, ma di gran lunga preferibili per i panorami che ci regalano, per i paesini che ci obbligano ad attraversare, per la possibilità che ci viene data così di immergerci nel tessuto sociale e respirare la loro stessa aria quasi.
Questo ci piace e questo il camper permette di fare in una vacanza.
Se non potessi fare questo, non sarei giunto nella fattoria dove ci troviamo ora e dove la signora ci ha accolto con un litro di latte fresco, delle caramelle, presentandoci i suoi servizi, mostrandoci la doccia di quasi 5 mq e che ci ha permesso di farla tutti e tre assieme.
Con lei ho parlato del prezzo del latte in Italia, del fotovoltaico e degli impianti di biogas, di allevamenti bovini e di raccolta di cereali, del futuro dei giovani in agricoltura in Italia e confrontato con quello dei giovani in Olanda, di cosa fa il governo italiano e cosa fa quello invece olandese ed alla fine mi sono gustato un meraviglioso tramonto rosso, seduto sulla panchina in legno che assieme al tavolo loro hanno costruito e messo a disposizione dei camperisti che da loro approdano, con la convinzione che una vita non mi basterà per visitare adeguatamente quel
meraviglioso pianeta chiamato terra.
Ahh dimenticavo: se per caso quel tedesco parcheggiato con il Frankia a tre assi vicino a me mi sta leggendo, sappia che deve prestare attenzione e calcolare bene posizione di parcheggio, angolo di tramonto del sole, direzione di irradiazione della flebile luce solare rimanente, così da poter coscienziosamente dare spettacolo delle sue prestazioni coniugali tramite ombre cinesi allungate sul terreno.
Certo che il mattino seguente nel vedere lui e la moglie, metterei la firma per arrivare alla loro età ed avere le medesime possibilità....................... e perchè no pure il medesimo camper che per inciso mi piace molto.
Alla signora avevamo già dato i 12 euro chiesti per la sosta compresa di elettricità e pertanto siamo pronti a partire.

Lunedì 05 luglio 2010
Irene è salita in mansarda da me ed assieme abbiamo aperto gli oblò per lasciar entrare il fresco del giorno che nasce.
Nasce, insomma son quasi le 9 ma va benissimo; in stalla stanno mungendo, non si sente nessun rumore e guardiamo divertiti le mucche uscire dalla sala mungitura, percorrere un breve tratto di recinto e lanciarsi poi in una corsetta scoordinata e poco elegante sul pascolo verde dove rimarranno per tutto il giorno.
Sembrano felici pure loro ed Irene le osserva divertita; arriva anche il cane col quale ieri sera ha passato ore a giocare prima di crollare distrutta sul divanetto della dinette guardando la tv.
Colazione e come già detto partenza, meta SNEEK
Siamo tranquilli oltre ogni possibile immaginazione e la velocità di crociera è di quelle che conciliano le pennichelle, tant'è che Irene, anche se sveglia da poco, se ne torna sul matrimoniale di coda per farsi un'altra dormita.
La svegliamo noi per prepararsi e come sempre lei è bravissima, mai un lamento, mai un rifiuto, mai un capriccio, davvero.
Waterport o porta d'acqua come dice il nome stesso è il simbolo della cittadina e le dedichiamo foto e passeggiata.
Il fiume che le scorre sotto è il GEEUW e siamo nel centro della cittadina dove oltre a questo monumento potete visitare il museo della navigazione e della costruzione navale con la collezione di uno skutje e di uno yacht boeier ed altri 200 modelli di imbarcazioni assortite.
Anche qui come del resto nell'oltre il 90% dell'Olanda si parcheggia con facilità e complice forse il periodo ancora non proprio di pieno turismo non troviamo colonne o gente ammassata ed apprezziamo molto il tutto.
Da qui partiamo per raggiungere il mare ed un paesetto carinissimo che proprio sul mare sorge HINDELHOOPEN.
Non mancate di fare una foto seduti sulla panchina della famosissima casetta azzurra del guardiano del faro....................immancabile nella vostra collezione fotografica.
Il villaggio è simpaticissimo, ideale per diportisti, velisti ed amanti del surf e del mare.
Usano un proprio dialetto, hanno un proprio costume tradizionale e persino uno stile di pittura individuale.
E' ricchissima di piccoli canali e le case colorate e caratteristiche testimoniano una vita vissuta propria della gente di mare.
Anche le insegne in alcuni vicoli lo ricordano.
Assistiamo all'apertura di una chiusa per far transitare una barca e nel mentre succede, l'addetto alla chiusa brandisce una canna da pesca con appeso all'estremità uno zoccolo olandese dentro il quale il proprietario della barca caccia l'euro quale pagamento del servizio di passaggio ottenuto.
Bellissimo documentare il tutto con una sequenza fotografica delle mie.
Come anticipato il paesello curva proprio come l'argine costruito a riparo dal mare del resto all'altezza della casa del guardiano che, si legge nella bacheca informativa, risale al XVII secolo ed è corredata di campanile in legno.
Percorriamo le bellissime stradine, entriamo in un paio di negozi e vi rimaniamo decine e decine di minuti e possiamo renderci conto che vendono di tutto, dai souvenir ai maglioni in pile, dalle canne da pesca agli stivaloni, dalle tutte cerate alle esche e via discorrendo.
Arriviamo alla chiesa, alquanto imponente, o meglio il campanile lo è forse perchè dal mare poteva essere un punto di riferimento, l'annesso cimitero e vicino il museo di Hindeloopen.
Entriamo e come sempre sorrisi di benvenuto a iosa e carezze ad Irene.
La sala d'ingresso è recente e questo edificio ora adibito a museo era una volta l'antico municipio con tanto di statua della giustizia in legno.
Qui potrete conoscere le abitudini e le usanze degli abitanti del 18° secolo e nelle varie stanze sono ricostruite fedelmente situazioni di quel tempo.
Noi lo abbiamo trovato interessante e carino nel suo piccolo, ma non devono le dimensioni trarre in inganno in quanto ogni stanza ha miriadi di piccoli particolari che vanno osservati, trovati, capiti, conosciuti.
Molto attentamente potrete scoprire che un semplice dettaglio può far capire se una donna è sposata o libera, potrete vedere i letti armadio dove gli olandesi dormono in pratica seduti ed è incastonato nella parete proprio come un'armadio con le due ante che una volta chiuse non fan capire cosa vi sia celato dietro ed in questo modo anche una sola stanza poteva essere una casa completa con tanto di cucina, angolo cottura e stanza da letto.
E' proprio un bel paesino e girarlo per le viuzze ti mette tranquillità; senza fretta affronti un vicoletto, giri a destra o a sinistra e ti imbatti in un negozietto coloratissimo, entriamo in un'altro per il pane e ci viene consegnato corredato di sorrisi gratuiti e con molta calma torniamo al parking del camper fermandoci però un pochino prima, nella zona del porto per mangiare qualcosa da uno dei due chioschi che sono aperti.
Hamburger con patate fritte, bastoncini fatti con pasta di pesce (specialità locale) e dei wurstel con senape (che qui chiamano mostarda).
Faccio delle foto a degli uccellini che pretendono di pranzare con noi arrivando fin quasi al piatto per prendersi delle patatine e figurarsi Irene se non se le toglie dalla bocca pur di dar loro il cibo tanto agognato.
Con quest'immagine davvero bellissima negli occhi facciamo quei pochi metri che ci dividono dal camper e ci rimettiamo in movimento verso l'isola di Texel.
Chiaramente per arrivarci passiamo per la grande diga di AFSLUITDIJK che nella sua imponenza ruba totalmente la nostra attenzione.
Lunga ben 34 km con doppia corsia per ogni senso di marcia e immancabile pista ciclabile, divide il mare del Nord da una parte ed il Zuiderzee dall'altra.
Capolavoro di ingegneria ha delle paratie o bocche che permettono al mare di rimanere livellato tra parte interna ed esterna mantenendo così inalterato quanto dagli olandesi rubato al mare e reso coltivabile ed abitabile.
“Dio ha fatto il mondo, ma gli Olandesi han fatto l'Olanda” e transitando su questi 34 km si capisce il senso di tale affermazione.
Esistono dei punti intermedi per sostare e fare foto ed addirittura c'è una spianata sulla destra che permette di scendere a livello del mare per ammirare il panorama; panorama che si ammira anche dall'area di sosta vicina al monumento del politico che l'ha fortemente voluta quest'opera.
All'altro capo della diga, c'è la possibilità di sostare per il pernotto gratuito coi camper nella zona dell'imbarcadero a DEN OEVER
Controllate bene la manichetta che segnala la forza del vento; se grossa e gonfia totalmente è sconsigliato avventurarsi coi nostri mezzi sulla tratta.
Inutile dire che videocamera e digitale qui sono andate a mille!
Passiamo oltre e seguiamo in direzione DEN HELDER e già vediamo nei cartelli la scritta Texel con il disegno del ferry boat.
60 eurozzi mi costa traghettare (20 minuti circa e biglietto andata e ritorno [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ) e ci mettiamo in colonna assieme ad altri turisti, abitanti che son venuti a lavorare in terraferma, camionisti che abitano nell'isola e vi fan ritorno coi loro mezzi.
Il traghetto arriva e le manovre le compie velocemente; si entra da due livelli con corsie predisposte a tal uopo e pure le persone a piedi o in bici hanno il loro ingresso riservato in modo che nessuno così debba correre inutili rischi.
Il personale segue le operazioni e dà disposizioni sulla posizione da occupare o la traiettoria da seguire ed in men che non si dica siamo già in navigazione.
Come detto non ci impiega molto e dopo venti muniti siamo letteralmente vomitati sull'isola.
Si proprio così perché bici, auto, camper, moto, camion e pullman escono dalla nave ad una velocità fotonica e ci si immette su una due corsie senza tanto dormirci sopra.
Manco il tempo di realizzare dove siamo, guardare attorno il paesaggio, prender confidenza con il suolo isolano; nulla, si va trasportati dal flusso come vi fosse un'invisibile corrente sommersa che guida tutto e tutti.
Son le 17.30, siamo nelle Isole Frisone e qui il sole sembra addirittura più alto di quanto non lo sia in continente ed in effetti vedremo più tardi che qui scende dopo le 23.00 addirittura.
Come spinto da una mano invisibile continuo a guidare, le ragazze non chiedono nulla ed io vado. Vado, vado e vado ed arrivo alla fine dell'isola nei pressi del faro di DE COCKSDORP dove ci fermiamo e saliamo la scalita per arrivare al belvedere che si estende a dismisura sulle famosissime dune di Texel.
Foto e video di rito e mentre Jenny rimane vicino al camper a fumare, io ed Irene facciamo quattro passi nei dintorni.
Dobbiamo cercare un posto per dormire e non trovando fattorie ci fermiamo in un piazzale prima del camping a DE KOOG ma le cifre che chiedono per sostare sono da follia.
Nonostante tutto è abbastanza pieno ma decidiamo di fare una visitina al paese, cenare in uno dei tanti ristoranti aperti e tutti siti lungo un unico viale per pensare solo poi al pernotto.
Così facciamo e dopo aver parcheggiato nel grande parcheggio del complesso commerciale con tanto di pista per kart, ce ne andiamo a spasso per il centro.
Centro che in dieci minuti si visita.
C'è gente in ferie e tutti i locali sono animati da persone che bevono, cenano, chiacchierano.
Troviamo un ristorante la cui carne alla brace fotografata nelle locandine appese appena fuori ci attira ed entriamo.
Parlano inglese e ci sediamo ed il dialetto che usiamo tra noi tre attira l'attenzione di un italiano originario di Roma ma trasferitosi li circa 15 anni fa e facciamo con lui quattro chiacchere.
Lui fa il muratore e sistema locali nei periodi invernali e quando invece c'è il periodo del turismo, dà una mano al proprietario del locale, suo amico.
Per questo ci spiega bene bene le pietanze ed i piatti e ci omaggia anche del piatto tipico che consiste ini costine alla brace cotte intere ed unite (non singolarmente già tagliate per capirci) e molto aromatizzate.
Aroma che non incontra i gusti né di Jenny e tantomeno di Irene, motivo per cui tocca a me sacrificarmi oltre misura per dare almeno la sensazione di aver apprezzato il piatto offerto.
Una buona rumpsteack comunque allieta la serata alle ragazze e le patatine fritte fanno il resto.
La birra è buona e la beviamo volentieri conversando con il nostro interprete che alla fine si congeda da noi con una stretta di mano e augurandoci buon divertimento.
Sono le 21,30 e sembra pomeriggio!!!!!!!!!!!!!
Torniamo al camper e ci mettiamo alla ricerca di una fattoria e la troviamo bellissima, con dei cavalli splendidi che già facevano la felicità di Irene, ma purtroppo non abbiamo prenotato e non c'è posto.
Mi dispiace davvero tanto anche perché avevo visto la cucciola illuminarsi e correre verso la staccionata chiamando lo stallone che stava pascolando tranquillo.
Quest'ultimo non si è lasciato chiamare due volte e si è avvicinato ad Irene immediatamente e via con carezze e paroline dolci, tanto che la signora proprietaria della fattoria mentre mi diceva che non aveva posto, sorrideva guardando Irene capendo la passione che la pervade e la guida nel contatto con gli animali.
Torniamo indietro, ripassiamo per De Koog e ci avviamo verso DEN HOORN dove troviamo una fattoria (Schapenboerderij “De Hoge Kamp” della famiglia Boerhorst, Hoornderweg 21 Den Burg Texel [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ) che invece il posto ce lo concede ma alla fine paghiamo ben 29 euro anche qui in virtù di una fantomatica tassa di soggiorno che per la verità mi hanno applicato solo qui e da nessun'altra parte.
Mi puzza un pochino e rimango pensieroso cercando di capire che tassa possa essere.
Son le 22.30 e parcheggio il camper, allaccio la corrente, metto gli scuri e mi tolgo le scarpe per metter le ciabatte; il sole non ne vuol sapere di andare a dormire ed allora mi diletto a filmare le pecore particolari che si trovano qui a Texel ed una in particolare che ha una strana tosse e fa un casino della madonna.
Irene ha trovato un micino piccolo e prepariamo allora con uno spago e della carta arrotolata una specie di giochino col quale il gatto si cimenterà nella presa, riuscendovi anche dopo una serie di agguati tesi e non andati a buon fine.
Jenny salta sul tappeto elastico ed Irene pure.....................
son le 23 passate ed il sole sta sparendo, ancora una decina di minuti e poi andremo in camper.
Qui le giornate durano 16-18 ore in questo periodo dell'anno.

Fine 1° parte
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Messaggio Da Camperfree il Lun 10 Giu 2013, 09:51

Inizio 2° parte

Martedì 06 luglio 2010
Ci svegliamo col belato delle pecore ed il sole è già alto nel cielo garantendoci anche per oggi una giornata magnifica.
Facciamo colazione, rassettiamo un pochino il camper e muoviamo verso l'Ecomare.
E' una specie di ospedale per le foche ferite ed oltre al museo, visiteremo il centro ed assisteremo al pasto delle foche, fotografando e filmando tutto.
Irene qui prende un braccialetto con una piccola foca per la sua amichetta del cuore e discute con la mamma su altre oggettini da portare a casa.............le osservo divertito e mi rendo conto che la cucciola sta crescendo, e non poco per giunta!
L'ecomare è un posto molto carino e merita la visita secondo noi, anche per la tenerezza che fanno le foche piccole che sono ospitate in vasche più piccole e sono sotto cura.
Qui del personale lavora esclusivamente per loro e per il loro benessere e la loro guarigione e mi rende felice vedere che le cose funzionano al punto tale che stanno ingrandendo e costruendo altre vasche con percorsi che permettono la visione dei mammiferi anche da sotto il livello dell'acqua grazie ad enormi oblò.
Chi verrà qui il prossimo anno, son convinto avrà modo di apprezzare tutto ciò ([Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]
A poche centinaia di metri poi esiste una spiaggia immensa di sabbia fine e tutti i turisti presumo fossero lì nonostante il vento non proprio flebile.
Infine notavo dei contenitori strani che solo alla fine ho capito a cosa servivano: chi si avventura in passeggiate tra le dune, troverà miriadi di nidi di gabbiani ed altri uccelli che qui proliferano e se si imbattono in nidi abbandonati contenenti uova, le raccolgono e le portano al centro che si occuperà della possibile incubazione.
Nel museo poi è custodita anche una volpe imbalsamata, motivo di preoccupazione per gli abitanti di Texel.
E' stata trovata sul ciglio della strada nei pressi di DEN BURG e siccome la volpe qui non esiste, si presume sia uno scherzo di un burlone.
Diversamente sarebbe un problema non indifferente per l'intero ecosistema di Texel dove nidificano uccelli rarissimi e dove la fauna verrebbe letteralmente compromessa all'apparire di un così sia pur bellissimo predatore.
Stanno monitorando il tutto e fa ben sperare il fatto che nello stomaco, prima dell'imbalsamazione, siano stati trovati resti di animali che non abitano nell'isola, ma nella terraferma.
Certo che se in un camion o nascosta in qualche altro automezzo, arriva una femmina magari gravida..............................son dolori!!!
Bene, lasciamo la spiaggia immensa e in camper ci rifugiamo per un pranzetto veloce veloce e qui decidiamo il da farsi.
DE SLUFTER con la sua battigia di 22 km e le sue passeggiate fangose, decidiamo di saltarle
dandoci così un'alibi per un altro viaggio in Olanda.
Ritraghettiamo verso le 15.00 di pomeriggio e sbarcati a Den Helder passeremo il pomeriggio nel ricco, curioso e originale museo marittimo visitandolo tutto, guardando i filmati, provando i vari intrattenimenti per i bimbi, entrando nel sommergibile lungo 80 metri e che ospitava 70 sommergibilisti. [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] per chi vuol approfondire.
Una bella esperienza anche questa e non immaginavo fosse così stretto dentro un sommergibile!
Puntiamo la prua del camper verso PETTEN dove leggevo di una fattoria vicino al mare molto rilassante ma non prenderò più in considerazione notizie di questo genere scritte su diari che non diano almeno le coordinate o una via del luogo menzionato.
Abbiamo girato e rigirato, ma della fattoria niente; apprezziamo l'aspetto positivo che consiste nel fatto che stasera l'olanda gioca ai mondiali contro il Brasile e pertanto per strada non c'è nessuno.
Motivo per cui, siccome nessuno è stanco cambiamo direzione e ci spostiamo a MEDEMBLIK dove nel porto c'è un area di sosta con tanto di docce, servizi e scarico.
Ci arriviamo dopo circa una quarantina di minuti ed in breve ci parcheggiamo.
Jenny da stamattina aveva tolto della carne dalla celletta frigo in previsione proprio di una cenetta a base di tagliata gustosissima, insalata verde con pomodori e qualche sottaceto giusto per gradire.
Quindi, mentre tutti gli Orange si preparano davanti alla tv, io estraggo dal mio personale cassettone fatto fare appositamente, la bombola di gas piccolina ed il mio barbecue da famiglia e do' fuoco alle polveri.
Mentre tutto questo avviene, sottolineato da un celato entusiasmo, ecco la doccia fredda arrivare di colpo.
La gustosissima tagliata altro non sono che delle semplici, insignificanti, poco nobili costine e con viso leggermente abbacchiato Jenny apre la finestra della cucina ed imitando il gatto Silvestro dei tempi migliori blatera le sue scuse per aver prelevato il cellophane sbagliato.
Io ed Irene non intendiamo sentire scuse e dopo esserci strizzati l'occhiolino, iniziamo un broncio di quelli ad hoc, per far sentire ancor più in colpa mamma Jenny Facco come la chiama la cucciola.
Alla fine comunque e solo grazie alle mie indiscusse arti di arrostitore di carne alla griglia, mangeremo delle succulente costine, ricche di carne e cucinate in modo sublime.
Fortemente caricati da una overdose di training autogeno addentavamo le costine ad occhi chiusi e la convinzione dentro di noi era tale da farle sembrare davvero delle tagliate al rosmarino affogate in olio extravergine bollente.
Ci siamo divertiti dai e l'Olanda che segna fa ben sperare................ ve lo immaginate il mondiale vinto da loro e noi qui nel loro paese a festeggiarlo?
Troppo bello se si avverasse.
Intanto mi vado a docciare e ci prepariamo per una passeggiata nei dintorni.
Il paesino è ricco di abitazioni del 17° secolo ed il Kasteel Radboud risalente al 1228 è perfettamente conservato e bellissimo da fotografare con la luce del sole che sta calando.
Voluto a suo tempo dal conte Floris V è ora sede di un museo che all'indomani decidiamo di non visitare dando invece spazio al Het Nederlands Stoommachinemuseum, appena fuori città, che ospita una vecchia pompa idraulica di servizio ed espone macchine a vapore e dove i visitatori possono accendere le fornaci.
Sì è fatta sera e decidiamo di ritirarci in camper per un po' di tv e qualche partita a carte ed in vece faremo una partita di chiacchere con tatno di traduttore simultaneo (libro guida American Express che ho sempre con me) con il signore tedesco che era parcheggiato vicino a noi.
Conosce l'Italia, l'ha visitata e ci raccontava le sue esperienze e tra una birra ed una chiacchiera è giunta l'ora di ritirarci.
Buonanotte.

Mercoledì 07 luglio 2010
Un trattorino rasaerba alle 7.00 in punto ci sveglia con il suo fratuono, dura alcuni minuti e poi degli addetti vengono ad interrompere perchè si rendono conto che ancora qualcuno dorme.
Noi ci alziamo e con tutta la flemma del caso facciamo colazione con caffè, brioches, yogurth e tg5 a rotazione.
Alle 8.30 ritornano e proseguono con il lavoro di sfalcio e potatura della siepe che funge da recinzione all'area adibita a parcheggio e sosta camper.
Dopo la visita, peraltro veloce, al museo della macchine a vapore, ci spostiamo a ENKUIZEN che attraversiamo con il camper nonostante le vie strettine ed alcuni lavori in corso, raggiungendo un grande parcheggio nei pressi della stazione dove in men che non si dica tolgo le bici dal portabici e partiamo alla ricerca del Zuidezeemuseum ( [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ).
Cercate via Wierdijk 12-22 e troverete questo spettacolare museo a cielo aperto dove praticamente un intero paese diventa un museo appunto ricostruito in tutte le sue situazioni.
Noi lasciamo le biciclette a fianco della cassa, dove la gentilissima signora ci aveva fatto cenno d'appoggiarle assieme comunque a tante altre e ci addentriamo lungo il camminamento di fine ghiaino alla scoperta di questa meraviglia.
C'è il porto con le imbarcazioni ferme ed ancorate, nei magazzini ancora si respira l'odore acre del fumo utilizzato per l'affumicatura delle aringhe ma,....................... caspita si respira perchè stanno davvero affumicando ed esce da dietro una nuvola azzurra che toglie il respiro dopo esser passata attarverso filari di pesce azzurro appeso penzoloni per le branchie a dei paletti innestati in appositi scansi ricavati nei muri.
Arriviamo in un'abitazione adibita a giochi per bimbi e la ragazza all'interno ci sorride chiedendo ad Irene se si vuole cimentare in qualche decorazione o gioco.
Nega elegantemente ma si attarda a curiosare.
Ennesima prova di quanta dedizione ci sia per l'infanzia in questa nazione.
Passiamo oltre e troviamo due figuranti intenti a riparare delle reti da pesca con tanto di caldaia alimentata da carbone che scalda un calderone d'acqua.
Al villaggio vero e proprio vi si giunge attraversando un pittoresco ponte levatoio e siccome è l'ultimo giorno di scuola, insegnanti ed alunni son mascherati tutti come se fosse carnevale e festeggiano la fine dell'anno con giochi e passatempi.
La chiesa è al centro con tanto di piazzetta e vicina la scuola dove alle 14.00 si terrà anche una lezione alla quale parteciperemo (solo che nel banchetto ho difficoltà ad entrarci sotto l'occhio divertito di Irene che ride a squarciagola); un negozio d'alimentari è talmente invitante che non resistiamo ed all'interno comperiamo delle caramelle gommose che qui in Italia non trovo più, simbolo della mia infanzia, e che mi consegnano in un sacchettino di carta proprio come faceva il negozietto vicino a casa mia.
Giriamo e giriamo scoprendo angoli remoti e nascosti, serre per la coltivazione di fiori e verdura, lavanderia a vapore, fabbrica di zoccoli, fabbrica di vetro, negozi di souvenirs, caseificio dove i bimbi si sbizzarriscono a fare il formaggio, la posta, altra piazzetta coi giochi che i bimbi usavano a quel tempo, una via con un mestierante che costruisce delle nasse per la pesca, una signora che cuce degli indumenti, una che lava con la cenere del fuoco, una che prepara del cibo etc etc.
Le case son tutte aperte e visitabili, tutti accolgono col sorriso e si vedono situazioni inimmaginabili al giorno d'oggi.
Si allevano maiali, pecore, vacche e cavalli; vediamo il mulino al lavoro o meglio per l'uso per il quale è stato concepito, ideato e realizzato e cioè prosciugare l'acqua creando il polder.
Ho fame e cosa mi posso mangiare se non un'aringa affumicata?
Con due euro me ne danno una di quelle che avevo visto all'inizio appese ad affumicare e devo dire che il gusto non è male.
Alla lunga è stomachevole, ma ritengo debba essere assaggiata, anche perchè vedevo gli olandesi impazzire per questa specialità.
In una casa un pochino più grande delle altre scopriamo un laboratorio dove si ricava una barchetta da uno zoccolo e quindi io ed Irene ci fiondiamo dentro subito per prendere il materiale e fare la nostra.
Scaviamo al centro per innestare l'albero maestro, piantiamo i chiodini che reggeranno le vele, realizziamo trinchetto e vele e ci portiamo via il tutto come ricordo. Costo? 2 euro. E volete sapere la verità? Naviga per davvero senza affondare!!!
Ci prendiamo un gelato creato dalla famosa Carpigiani (macchina per gelato di fabbricazione italiana) e ci perdiamo per altre vie del villaggio che alla fine compone un anello con tante intersezioni.
Bellissimo vedere genitori che portano i loro figli vestiti con i costumi antichi e le bambine con tanto di codine, cuffia bianca in testa e zoccoli ai piedi son davvero carine da vedere.
C'è la fabbrica di cordame da barca ed il ristorante, un bar che serve solo fette di torta e the ed un decoratore di zoccoli, una figurante che crea cesti in vimini ed un approdo per il ferry boat.
Non perdetelo vi raccomando.
Noi ci abbiamo passato parecchie ore dentro e poi ci siamo spostati nel vicino Innenmuseum il cui costo d'ingresso è compreso nel biglietto del Zuiderzeemuseum.
Qui troverete le imbarcazioni tipiche, ceramiche ed altro; si visita velocemente per la verità.
Abbiamo passato delle belle ore in questo spettacolare museo ed è tempo di tornare al camper per rimettersi in marcia.
Carico le bici mentre Jenny sistema borse e zaini ed in un battibaleno siamo pronti a muovere, direzione HOORN dove la mia guida dice essere uno dei porti del secolo d'oro e vanta edifici bellissimi come Enkuizen. Ho notizie del Julianapark (N 52°38'22” E 5°02'24” ) ma all'arrivo in zona scopro essere si una zona adatta al parcheggio, ma sita in mezzo a condomini, con alberi dalle fronde basse, poco livellato e non ci piace.
Un via vai di giovani poi che si danno appuntamento qui, anche se apparentemente a posto non ci incutono tranquillità e preferiamo andarcene.
Con tutta probabilità siamo noi ad avere forse poca propensione perchè in altri frangenti un posto così lo avremmo accettato.
Ma siccome siamo stanchi, ho poca acqua nel primario e devo rifornire, decidiamo di ritornare sulla nazionale e proseguire.
Velocissima la visita di Hoorn devo essere sincero.
Arriviamo ad ALKMAAR, cittadina che vanta oltre 400 monumenti e la pianta del paese è rimasta immutata nei secoli.
Qui il venerdì c'è il mercato del formaggio pittoresco e caratteristico e se volete davvero visitare il centro storico, bisogna lasciare i mezzi ai parcheggi ed entrare a piedi o in bici.
L'orario è caotico e decidiamo per la visita alla Grote Kerk che possiede uno dei più bei organi d'Europa oltre al famoso affresco del miracolo di Alkmaar.
Tralasciamo il Biermuseum che tra l'altro permetteva l'assaggio di birre e ci cerchiamo una fattoria per la notte.
Impresa non semplice ma alla fine troviamo posto, solo per questa notte, in una fattoria sulla strada per ZAANSE SCHANS.
Per poter entrare nel prato devo slalomare tra roulotte e stalla ed aspettare che un paio di gentili ospiti del camping, armati di scopa uno e bastone l'altro, alzino la fila di bandierine olandesi ed orange che hanno appeso dappeertutto per festeggiare le vittorie sinora ottenute ai mondiali.
Mi sistemo, allaccio la corrente ed inizia a piovere. Una bella pioggerellina rinfrescante che dura non più di una decina di minuti e che arriva provvidenziale secondo me.
Esco e mi reco verso docce e lavandini e trovo un'annaffiatoio che mi permette di caricarmi l'acqua nel camper.
Mi faccio così una decina di giri con dieci litri alla volta e carico a sufficenza il serbatoio mentre Irene e Jenny si vanno a fare la doccia.
Una signora, olandese di nascita ma svizzera di residenza, ci blocca ed inizia a chiaccherare in un italiano alquanto preciso e ci fermiamo con lei una mezz'oretta buona a parlare di tutto.
Tocca a me la doccia, cenetta, partita a carte, niente tv perchè gli alberi ostacolano il puntamento della parabola e poi via a letto.
Domani ci attendono i mulini di ZAANSE SCHANS.

Giovedì 08 luglio 2010
Qui paghiamo 12 euro (le docce erano libere, cioè senza gettone, acqua, scarico e allaccio elettrico) e muoviamo ripetendo il cinema con scope e bastoni per passare senza danneggiare i festoni..........speriamo portino bene!
C'è un grande parcheggio a pagamento nel sito di Zaanse Schans e c'è una zona riservata proprio ai camper ed ai bus.
Il sito è patrimonio dell'umanità ed è protetto dall'Unesco.
Appena pronti invece di seguire la massa per l'entrata canonica, ci inoltriamo in un sentiero che scorre vicino al polder, tra canali e ponticelli e lo percorriamo facendo in pratica il giro di tutto il sito che teniamo sempre sulla nostra sinistra.
Incantevoli i paesaggi e gli uccelli che possiamo fotografare e spettacolare pure la pulizia e l'ordine con cui tutto è tenuto.
Irene si mangia un panino strada facendo, io e Jenny lavoriamo di videocamera lei, digitale io.
Alla fine entriamo da dove per gli altri la visita finisce e fatti poche centinaia di metri troviamo un paio di olandesi che con offerta libera ci portano con la loro barchetta dall'altra parte del fiume De Zaan dove possiamo visitare il borgo di ZAANDIJK a piedi.
Merita davvero una visita e vi viene offerta una piccola guida su foglio fotocopiato per capire cosa state visitando.
In pratica il percorso inizia alla chiusa di Zaandijk chiamata Zaandikersluis costruita nel 1727 e restaurata nel 1996 ed al giorno d'oggi regolata da poco più di una ventina di volontari.
Qui scendete e nel contempo ammirate le enormi chiatte che transitano lungo il fiume.
Subito attraversate il ponte a sinistra e vi addentrate nel quartiere tipico chiamato “il giardino del prete” con case tradizionali costruite in legno.
Sono tutte verdi, bellissime ed identificavano dal 1709 al 1912 un villaggio dentro al villaggio con tanto di leggi proprie.
Negli anni 80 è stato salvato dalla demolizione ed ora il turista si può godere tale pittoresco sito e perdersi nelle sue viuzze.
All'indirizzo Orgelmakersgrach 33 potrete ammirare la tipica facciata a collo con timpano; osservate la rifinitura dei tetti e noterete molto spesso sulla facciata, precisamente nella punta, la cosiddetta “makelaar” o staffa ornamentale che nella costruzione evita l'entrata dell'acqua nel tetto e che divenne uno status simbol nel senso che più era decorata l'ornamentazione, più ricco era il proprietario della casa.
Ne esistono parecchie, anche a forma di cavatappi e con Irene si gioca a trovarle.
Rientrati sulla strada principale avrete da giocare di nuovo coi vostri cuccioli alla ricerca dei numeri civici perchè al:
N 146 troverete una casa costruita nel 1832 con entrata riccamente decorata di pannelli rivestiti a punta di diamante e qui inizia pure il “Gortershoek” o “angolo dell'orzo brillato”; quel tipo d'orzo ampiamente consumato nel passato e che veniva qui lavorato nel 17° secolo.
N 134 questo invece era una fabbrica di cioccolato ed ora racchiude appartamenti.
N 122 costruita nella prima metà del 18° secolo porta ancora l'ornamento sulla facciata (guardate in alto): un vaso stile Luigi XVI ed osservate pure il portico con colonne ioninche decorate di fiori e volte.
N 114 stessa epoca e con decori paragonabili N 112 Ex casa del sindaco con facciata decorata da timpano N 104 eretta nel 1752 ed era il municipio con interni decorati da dipinti. Non si visita ma l'esterno può vagamente dare l'idea di quanto sia interessante.
Colonne ioniche che inquadrano la porta sembrano di arenaria, ma se le toccate scoprirete essere di legno pitturato con l'aggiunta di sabbia fine.
Nella finestra sopra la porta noterete un uccello enorme simbolo della vigilanza, un gallo ed un corvo con una pietra nella grinfia, circondato dalle divinità romane Mercurio (commercio) e Nettuno (mare).
Di fronte ammirerete il giardino delle statue (beeldentuin) con statue del 1804 che raffigurano Mattina, Pomeriggio, Sera e Notte e con in mezzo la statua di Bacco.
Dietro esse la casa della tessitura costruita nel 1650 come laboratorio tessile, divenuta abitazione nel 19° secolo ed ora galleria d'arte.
N 96 Sulla porta simboli del commercio, della prosperità e della navigazione come il famoso tridente di Nettuno, la staffa serpentata di Mercurio e Donna Fortuna che semina monete.
N 92 Qui noterete nel lato sinistro uno sportello che con tutta probabilità serviva a far uscire i morti dalla casa, al posto della più diffusa “Porta dei morti” che si trovava nelle case di questa zona.
N 90 sopra la porta si vede un alveare simbolo della famiglia di commercianti HONIG (in tedesco miele).
Tutt'oggi la marca Honig esiste sul mercato ed è paragonabile alla nostra Star italiana per quanto riguarda assortimento e prodotti forniti.
Qui Irene ci interrompe e ci fa lezione su Honig che conosce dal cartone “BE MOVIE” dove le api lavoravano per Honing appunto...................potenza dei cartoni, sono più educativi delle enciclopedie oramai!!!!
N 80 La casa Honig-Breet costruita nel 1706 ora museo che rende bene l'idea della vita dei commercianti nei tempi d'oro per questa regione.
Qui potrete apprendere gli intrighi della famiglia e l'impresa che si occupava della produzione della carta famosa in tutto il mondo e con la quale si è stampata perfino la dichiarazione dell'indipendenza americana.
La facciata è stata costruita coi mattoni di risulta dalle demolizioni delle abitazioni circostanti.
N 70 e N 68 tra questi due una volta c'era la fermata di uno dei mezzi di trasporto pubblico della zona e cioè la barca “Alkmaar Packet” che faceva appunto servizio tra Alkmaar e Zaandam attraverso lo Zaan.
Il numero 68 è la casa più stretta di questa via e misura 3 metri e 20 centimetri.
Una volta fungeva da negozio per la Verkade (paragonabile alla Perugina italiana).
Di fianco alla grossa casa in mattone dove una volta abitava il notaio del paese, si trova una piccola capanna di legno dove erano posizionate tre pompe antincendio a mano (il pericolo era reale e sempre presente data l'alta percentuale di legno usato per le case).
Qui abbiamo finito e ci troviamo praticamente sulla statale dalla quale girando a sinistra si giungerà al sito Unesco dei mulini e dalla parte dell'entrata principale attraversando l'enorme ponte che ora è anche alzato per far passare una nave gigantesca.
Se non si vede risulta difficile credere l'imponenza che ponte e nave hanno e dedico loro alcune foto.
L'ingresso al sito è libero e pagherete invece le entrate ai vari musei ed ai mulini.
Ve ne sono una dozzina credo e tutti adibiti ad un uso diverso, perfettamente funzionanti e durante le giornate di vento li potete ammirare (tranquilli, qui il vento c'è sempre altrimenti non li avrebbero costruiti).
Vi consiglio di seguire il percorso così non vi stancherete e soprattutto vedrete tutto quel che c'è da vedere.
Di certo se siete arrivati fin qui lo avrete fatto passando di sicuro da un supermercato con la scritta minuscola e corsiva “ah” che sta per Albert Heijn Alimentari e che qui ha un suo piccolo ma delizioso museo che visiterete al costo simbolico di 50 eurocent.
L'Alberto acquistò il suo primo negozio alimentare nel 1887 da suo padre pagandolo 5000 fiorini e lui aveva 22 anni.
Era un piccolo negozietto di 12 mq e quasi tutti i prodotti erano esposti in confezioni proprio come ora sono esposti qui nel museo; solo soda, sale ed olio venivano conservati in una piccola casupola di legno in giardino.
La signora Heijn serviva i clienti ed il marito girava le fattorie andando a trovare i contadini per comprar loro i prodotti e portava poi le ordinazioni a casa dei clienti.
Aperto dalle 6.00 di mattina alle 22.00 di sera, sette giorni su sette.........................servizio impeccabile miei cari!!!!!!
La clientela prettamente rurale ha fatto si che il negozio vendesse anche attrezzi agricoli come ancora si vede in fondo al locale dove pale, zoccoli, corde e gioghi fan la loro comparsa.
La porta era sempre aperta motivo per cui entrando noterete a destra un paravento che nelle giornate di vento e pioggia fungeva da riparo; questo perchè una porta chiusa non funge da invito!!!
Molti clienti avevano debiti presso la alimentari e sulla sinistra una scrivania per la signora Heijn che registrava in un grande libro e la barriera davanti impediva ai vicini di casa di sapere dei debiti gli uni degli altri.
Fantastico, operazioni di marketing che riportano la memoria a quando ero piccolo e mia madre mi mandava dalla “signora Maria” e mi diceva:” dighe chea nota” (dille di annotare).
Cassetta di the sopra la facciata significa che si vendeva the cinese, mentre le due carote stanno ad indicare la vendita di tabacco. I porta sacchetti sono appesi al soffitto ed erano due: uno a forma di serpente ed indicava che si commercializzavano i medicinali e l'altro, con la maschera di Bacco, stava a significare che l'Albert Heijn aveva la licenza di vendere alcolici da asportare; ciononostante non era permesso vendere superalcolici nell'alimentari e per questi esisteva il..........................retrobottega!!!!
A tutt'oggi i supermercati non hanno il permesso di vendere i superalcolici.
Nel retro anche il portabarile con tanto di bicchierino dal quale il signor Albert si racconta fosse avezzo farsi un sorso a fine giornata unitamente al poliziotto del paese al quale in questo modo comperava il silenzio.
Che forte sto Albert mi piace un casino davvero!!!!!!!!!!!!!!
I sacchetti venivano incollati nella prigione, Albert li comprava e ci metteva il suo timbro; le candele fatte col grasso di pecora, si usavano come pomata che applicata ad esempio sul petto guariva dal raffreddore oppure un pezzetto infilato nell'orecchio guariva dall'infezione.
Spero di non annoiarvi perchè io non riuscivo più a venir fuori da questo negozio-museo, nonostante i ripetuti e vani richiami prima di Irene, poi di Jenny ed infine anche di una signora olandese che dopo aver visto moglie e figlia chiamare e chiamare, s'è messa per scherzo pure lei.
Io invece imperterrito volgo lo sguardo a destra e conto i barattoli aperti sopra le mensole e che contengono cereali, mangime per i polli, amido.
Ancor più sù i cassetti per il detersivo di colore blu (bio presto blu già allora????), le uvette, i pezzi di zucchero, piccole scatole con erbe medicinali, spezie e la bilancia per la pesatura di tutta sta merce.
Immancabili i bastoncini di pepermint ed il “zoethout” o liquirizia che dir si voglia e che prenderemo più avanti in un negozio di soli dolciumi uguale a questo e dal sapore antico.
Noto la decima, che forse alcuni non sapranno cosa essere, e mi spiegano che fino al 1914 i legumi si vendevano a volume e non a peso, per cui ecco l'esigenza di avere le dosatrici di 5, 1 e ½ litro, 1 decilitro e ½ decilitro addirittura.
Per livellare il contenuto della dosatrice era usanza servirsi di un bastoncino umido così che una piccola quantità di prodotto rimaneva attaccata al bastoncino dando al padrone la possibilità di incassare qualche soldo in più.
Baravano....................come la tara delle bilance adesso!!!!
Pane di zucchero era fatto con lo zucchero di canna e si tagliava sul bancone, quello sfuso era di barbabietola.
Guardate la cassa che è dell'800 e non mancherete di notare un buco nel banco dove mettevano le banconote che così cadevano in un cassetto serrato. A tutt'oggi non si sa se era una misura preventiva contro i ladri o se il sig. Albert Heijn non si fidasse molto delle sue commesse.
I macinacaffè sono agli angoli dei banchi, di diversa età e provenienza e sono funzionanti.
Bilance, barile per il burro, globo di vetro per le uova, l'affettaformaggio che affettava anche il cavolo e più in fondo l'armadio che conservava la carne seccata ed il formaggio con tanto di zanzariera per tener fuori le mosche.
Curioso il mantice per aprire i sacchetti e la bilancia con le pietre che venivano utilizzate per pesare la tara quando i clienti si portavano da casa le tazze per comprare qualcosa di liquido. Si definiva così con precisione, netto, lordo e tara.
D'inverno sotto al tobacco, olio, alcool denaturato e paraffina si accendeva un fuoco per evitare che tutto congelasse.
Gli zoccoli si vendevano alla domenica quando i paesani avevano più tempo ed a coloro che ne comperavano due paia veniva offerto un bicchierino nel sottoscala...........offerta promozionale.
Tutt'oggi il caffè è uno dei prodotti più importanti dell'Albert Heijn e lui comincio con una torrefazione di questo prodotto ancora nell'800.
Consigliano il Perla Goud buono e gustoso e che reca anche il timbro di approvazione di Utz Kapeh per il commercio a base di condizioni di reciprocità.
Vi ho detto è difficile avanzare in questo sito perchè ad ogni angolo c'è qualcosa che cattura la mia attenzione; il museo del panificio, la bottega del formaggiaio dove comperiamo vari tipi di gouda, la bottega dello zoccolaio, quella dello stagnino, al ristorante delle frittelle e creperia, la brasserie, il mueso degli orologi ai mulini.
Mulino della senape (la produce e la vende), il mulino segheria (che sega tronchi e tavole), il mulino tintoria (che lavora della specie di pietra friabile riducendola in polvere che poi viene colorata), il mulino oleificio (spreme olive e vende olio), il mulino dell'arrotino e di pietra arenaria, altro mulino segheria ed altro mulino per la produzione di olio.
Tutti visitabili ed è impressionante la pala che gira e sfiora il ballatoio.
Un sistema gigantesco di ingranaggio e corone trasmette il moto alle macine o altri attrezzi ed è bellissimo vederli da vicino ed all'interno.
Noterete il sistema per spostare la torretta affinchè sia sempre in direzione del vento per sfruttarne la massima forza ed è geniale per com'è strutturato e costruito.
Nel mulino dei colori ad esempio solo la parte superiore con le pale è girevole e viene orientata verso il vento per mezzo di una ruota posta al di sotto di una trave.
Il moto rotatorio orizzontale delle pale viene trasformato in moto rotatorio verticale dall'ingranaggio superiore chiamato a lanterna ed in questo modo si azionano gli attrezzi nella parte inferiore del mulino.
Intorno alla ruota dell'ingranaggio superiore c'è un freno di legno, con cui si può bloccare il mulino.
Il fiume Zaan è l'artefice di gran parte di quello che qui potete ammirare e sulle sue rive intorno al 1600 alcuni abitanti della zona, arricchitisi con pesca e commercio, costruirono i primi mulini a vento.
Dal principio la forza del vento venne usata per scongiurare il pericolo sempre imminente e reale di inondazioni, poi per creare una vera e propria zona industriale.
Nei 1000 mulini della regione dello Zaan si lavoravano l'orzo, il riso, la carta, il legno, l'olio alimentare, la senape, il tabacco, la canapa, e molte altre sostanze.
Dal 1850 le macchine a vapore presero il posto dei mulini e l'aria si tinse di fumo nero lasciando solo 13 mulini a testimoniare le attività e la perizia tecnica di un tempo.
Il vento come detto è una fonte d'energia molto capricciosa che a volte fa funzionare il mulino ed altre no.
In ogni caso è necessario l'intervento del mugnaio che facendo girare la parte superiore, del peso di 15 tonnellate, orienta le pale in direzione del vento e regola la velocità delle stesse con vele e tavole.
Chi visita il molino-colorificio De Kat sappia che questo emblema olandese è probabilmente l'ultimo nel suo genere ancora esistente in tutto il mondo e sono stati riuniti qui gli elementi un tempo sparsi in 55 mulini dove lavoravano artigiani famosi i cui nomi leggerete all'ingresso.
Si dice siano stati questi signori a dare colore al nostro passato.
Qui ci investirete minimo tre quarti di giornata e credetemi ne vale la pena.
Visto uno visti tutti perchè sono uguali nel pricipio e nel funzionamento anche se alcuni si differenziano nelle torrette, ma meritano la visita;
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] per maggiori info o solo curiosare.
Del resto avete letto bene, erano oltre 1000 i mulini a vento nella zona dello Zaan, ridottisi ad una cinquantina scarsa attorno al 1920.
Fu per preservarli per le generazioni future che il 17 marzo 1925 venne fondata l'associazione Zaansche Molen che ora possiede una decina di molini industriali, li conserva in ottimo stato e li fa funzionare regolarmente.
L'associazione fondò inoltre nel 1928 il Museo dei Mulini dello Zaan, unico nel suo genere, e meritevole di una visita in quanto offre una panoramica completa del funzionamento e della storia dei mulini, sia industriali che non.
Al sito internet [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] troverete maggiori info.
Anche qui non mancano negozi di souvenirs e gadgets e troverete anche qui un fabbricante di zoccoli che illustrerà il procedimento e la lavorazione.
Ero giunto vicino a quelli che mi volevo comperare al modico costo di 12,00 euro, ma la faccia di moglie e figlia mi ha fatto desistere. Che peccato!!!!
Avevamo panini al sacco e li abbiamo bruciati, paghiamo il parcheggio alla cassa prima di ritirare il mezzo e muoviamo in direzione Volendam attraversando come sempre la stupenda e verde campagna olandese pullulante di mucche e ovini al pascolo.
Nel mio personale taccuino di viaggio o roadmap per dirla all'inglese, Volendam avrebbe dovuto farci da base per la visita di Edam via battello ed Amsterdam, ma una volta giunti preferiamo scendere le bici, girarla tutta perchè piccola e carina e poi spostarci verso Amsteerdam, anche perchè aspettare un giorno (sabato) il mercato del formaggio di Edam ci pare esagerato.
E' vero non vedremo nessun mercato, cosa anche grave di per sé, ma purtroppo non siamo riusciti a coordinare meglio tempi e tragitti, per cui si va avanti ed i mercati li vedremo un altro anno.
Volendam è davvero ricca di vita e colori come dicono; una bella ed attrezzata area nella zona del porto ( N 52° 29' 55” E 5° 04' 45”) funge da base per i camperisti ed in breve si giunge alla passeggiata lungomare, attraversando un ponticello dal quale i ragazzi si tuffano nel canale sottostante collegato al mare.
L'ora è quella del tardo pomeriggio e la gente pullula nella via centrale e noi con la bici facciamo slalom tra turisti ed abitanti che si accalcano fuori dai negozi, dai bar e dai ristoranti.
Un parcheggio accoglie i bus in pieno centro proprio ed allineati vi sono pullman italiani provenienti da Casoria (NA), Toscana e poi altri europei da Francia, Germania, Spagna.
Passiamo oltre e seguendo la ciclabile usciamo dalla confusione e ci fermiamo a guardare il mare, in silenzio, ascoltando un signore che seduto su una panchina, suonava il suo sassofono.
Sembrava Bill Clinton se non fosse per i capelli rossi come il fuoco.
Rimaniamo li una decina di minuti e poi Jenny si fionda al supermercato, io ed Irene perlustriamo l'area di sosta.
Al ricongiungimento decidiamo invece di ricaricare le bici e spostarci verso Amsterdam, dove speriamo di trovare una fattoria per la notte.
Come detto l'area è sicuramente funzionale, ma stiamo cambiando le nostre tappe in funzione anche del tempo che impieghiamo e nonostante Volendam sia molto bella, rimanere qui per usare mezi pubblici per arrivare ad Amsterdam, non rientra più nei nostri piani e visto che ancora abbiamo luce a disposizione, preferiamo caricare spesa e bici e spostarci verso la capitale, e siam sicuri che un posto per la notte lo troviamo.
Usciti da Volendam prendiamo una delle tante strade nazionali esistenti in Olanda, che in meno di mezz'ora ci porta alle porte di Amsterdam e dalla guida delle aree di sosta scegliamo una fattoria appena fuori invece di uno dei tanti camping presenti nel circondario.
Molto accogliente, essenziale ed economica con l'unico neo che si trova sulla rotta di decollo ed atterragio dell'aeroporto e per un paio d'ore alla sera (fino alle 21.00 circa) è davvero un via vai di velivoli.
Ci si fa ben presto l'abitudine con un minimo di volontà, ma possono risultare fastidiosi a chi magari cerca quiete e relax dopo una giornata passata a girovagare magari per la capitale.
Con 10,00 euro si pernotta con il camper, due persone ed un bimbo, se volete invece acqua basta aggiungere 1 euro mentre costa cara la corrente (3,50 euro) che però non abbiamo allacciato.
La signora vi fornirà un librone fatto da lei (ed in ogni fattoria lo abbiamo trovato a dire il vero), con descritta la località dove vi trovate, le curiosità, i posti da visitare, i negozi vicini (qui addirittura consegna pizza a domicilio indicando la via ed il numero della...............piazzola).
Ci ha fornito anche una cartina dettagliata per visitare Amsterdam e le indicazioni della pista ciclabile per arrivarci (una decina di km andata ed altrettanti al ritorno) e Jenny, siccome aveva finito le uova, le ha comperate fresche e così facendo ha dichiarato quale sarebbe stata la cena della serata.
Doccia, cena, un po' di lettura, ma a Jenny mancano le sigarette che ha finito e per questo motivo, io ed Irene, inforchiamo le bici e ce ne andiamo per un'oretta fino al paese vicino per trovare un distributore automatico.
Seguiamo una ciclabile che costeggia, manco a dirlo, un canale ed incontriamo una coppia di cigni coi cuccioli.
Siccome non li avevamo mai visti in questa condizione (con prole intendo), ci siam fermati ad osservarli, rimando in silenzio per non disturbarli e sorridendo delle loro effusioni.
La natura sa essere davvero splendida e qui in Olanda poi sembra trovare, come in altri posti del mondo per la verità, la massima espressione.
A dei pompieri del paese chiediamo dove possiamo trovare le sigarette ed uno di loro mi indica la strada per arrivare ad una tavola calda al cui interno potremo trovare un distributore automatico.
Ringrazio, il pompiere parla coi suoi colleghi nel frattempo usciti e tutti sorridono guardandomi; penso tra me e me a cosa di ridicolo io possa avere e loro mi indicano la maglietta che indosso che, guarda caso, porta la scritta nella schiena Bomberos ed è una maglietta dei vigili del fuoco acquistata in Messico.
Chiudo il pugno in verticale lasciando solo il pollice alzato a mo' di OK, loro fanno altrettanto e ce ne andiamo.
Percorriamo ancora stradine del paese per giunger al kebab e troviamo il distributore all'interno, e scopriamo che dobbiamo dare i soldi al gestore che in cambio ci dà dei gettoni da inserire nella macchinetta per avere le sigarette.
Quando siamo in possesso del tanto agognato trofeo riprendiamo le bici e ripercorriamo a ritroso la strada fino alla fattoria.
Jenny ci ringrazia e subito pone fine alla sua astinenza da nicotina con delle lunghe boccate che si gusta chiudendo persino gli occhi e noi la prendiamo in giro per la sua dipendenza.
Rimaniamo sotto al tendalino, osservando nel frattempo altri camper arrivati ed i loro occupanti, il tutto rotto solo da qualche aereo che decolla ad un ritmo ora notevolmente più blando.
Presumo che quelle due ore intense siano quelle più operose della giornata, un pochino come in città ci sia l'ora di punta in concomitanza degli spostamenti di coloro che vanno o tornano dal lavoro, anche in aereoporto è possibile vi siano orari dove il traffico è più intenso.
Finalmente ce ne andiamo a dormire, son giornate lunghe, intense ed arriviamo alla sera con il desiderio proprio di andare a letto e riposare; riposi che sono veramente deliziosi, corroboranti e lunghi......................visti gli orari di sveglia mattutini.

Fine 2° parte
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Messaggio Da Camperfree il Lun 10 Giu 2013, 09:53

Inizio 3° parte

Venerdì 09 luglio 2010
Sveglia e preparativi per Amsterdam.
Irene mette acqua nel suo camelzaino (uno zaino con una sacca dentro da due litri proprio come un cammello), noi prendiamo dei succhi ed altre cose e siam pronti a muovere con le bici.
La descrizione sulla cartina è chiarissima, ed inoltre vari cartelli con le indicazioni “centro” aiutano ad ogni incrocio o traversa.
Non ci impieghiamo molto ad attraversare la periferia, con enormi palazzi abitati da persone di varie etnie, ed arrivare nel cuore della cittadina capitale d'Olanda.
La nostra base di partenza l'abbiamo fissata alla Central Station e ci arriviamo dopo aver parcheggiato e lucchettato (importante qui ad Amsterdam) le bici a circa un chilometro di distanza che ci ha permesso di percorrere un viale pieno di negozi, cinema, coffe shop ed altro.
Amsterdam è grande e ricca di attrazioni per il turista e sarà quest'ultimo a decidere la sua permanenza in città in quanto può visitarla da fuori, comodamente seduto su uno dei tanti vaporetti che solcano i canali (mentre scrivo il diario l'Unesco li ha dichiarati patrimonio mondiale dell'Umanità), e lo fa in un giorno oppure può scegliere di dedicare un giorno al museo di Van Gogh, un'altro a Rembrandt con la sua casa, un'altro alla casa di Anna Frank, al mercato, al Postdam etc etc.
Qui ognuno decide come meglio crede.
Noi abbiamo optato per un biglietto gornaliero illimitato su una delle compagnie di navigazione: la Canal Bus il cui motto dice già tutto “1 Ticket 4 Routes 20 Stop.
Credo sia il modo più rilassante e forse comodamente gradevole per muoversi sui canali ed ammirare i luoghi più interessanti di Amsterdam.
Si transita davanti a molti edifici storici, dall'imponente Westerkerk fino alla palazzina più stretta della città.
Si naviga sui famosi canali e si toccano i musei più importanti come Van Gogh appunto, il Rijksmuseum, casa Anna Frank, Leidseplein, Tropenmuseum, Museo Marittimo, casa di Rembrandt, Hermitage ed altri.
Un commento audio multilingue a bordo aiuta a capire dove ci si trova e cosa si sta osservando e le fermate permettono di scendere, visitare in tutta calma e poi riprendere il canal bus a piacimento.
Destreggiarsi tra le 4 linee (gialla, verde, rossa e blu) sarà un giochino interessante, che renderà piacevole la programmazione e lo sviluppo dell'itinerario.
Questo periodo poi non è poi così affollato come magari lo è in agosto e le code da fare son proprio inesistenti.
22 euro per gli adulti ed 11 per i ragazzi ed avrete a disposizione 24h il canal bus che se è carino di giorno, diventa affascinante di sera con le luci ed i giochi cromatici che si creano.
Qui ha sede anche la Heineken con tanto di birreria ed assaggi per gli amanti della bionda bevanda.
La giornata qui vola e non vorrei rovinarvi la vostra eventuale visita raccontandovi delle bellezze in cui si imbatte il turista e per questo rimango in silenzio, sperando di aumentare in voi il desiderio di partire e raggiungere questa meravigliosa nazione.
Quel che mi limito a dire è che molti giovani arrivano con voli low cost, rimangono un paio di giorni per visitare e se ne ritornano spendendo cifre abbordabili.
Ed è un buon metodo per visitare le capitali europee.
In giro infatti con trollei e zaini ne abbiam trovati a bizzeffe.
Non avrete problemi per sfamarvi; qui troverete dai ristoranti ai bar alle tavole calde ai chioschi ai supermercati dove comperare pane fresco, affettati, frutta, yogurth e bibite come abbiamo fatto noi per poi consumarli all'ombra di uno dei tanti parchi verdi che troverete camminando, comomdamente seduti su una panchina con tanto di canale adiacente ed il lento passare di barche, canal bus e barchette private, vi farà compagnia.
Multietnica Amsterdam è anche sinonimo di libertà, in tutti i sensi e qui troverete anche il quartiere a luci rosse il cui inizio e demarcato da un fallo gigante eretto verso il cielo, dove le ragazze in vetrina fan bella mostra di sé ed è facilissimo intuire che professione esercitino, una città dove i coffe shop oltre a caffè e bibite vi servono liberamente droghe leggere da fumare e dove gli eccessi a volte si vedono negli angoli nascosti.
E' una città che potrebbe risultare pericolosa per soggetti di debole personalità e le occasioni di cadere in basso son frequentissime.
Sicuramente è una città sostanzialmente diversa dalle nostre e non ne siamo abituati; almeno io.
E' sera quando riprendiamo le bici (ecco perchè è obbligatorio la fanaleria completa) e ce ne torniamo al camper.
Ri percorrere la strada all'indietro non è stato difficile, anche grazie alla buona memoria di tutti e tre e dopo circa un mezz'oretta eravamo già a riposo sotto il tendalino, con doccia fatta e pronti per la cenetta.
Relax e piomba totale prendono il sopravvento in men che non si dica e tra un decollo ed un atterraggio Morfeo ci rapisce.

Sabato 10 luglio 2010
Ci sveglia il camion frigo venuto a caricare le uova e ci alziamo.
Alla fine non ci dispiace una sveglia alle 8.00 che ci permetterà di guadagnare del tempo lungo la giornata.
Paghiamo la signora e ce ne andiamo verso le 9.30 (di solito ci alziamo a quest'ora) direzione sud con passaggio a MONNICKENDAM.
Antica cittadina sul Gouwzee, fondata dai monaci possiede molti edifici del 17° e 18° secolo tra i quali il Stadhuis o municipio ed il Waag, la pesa pubblica.
Il museo, che non abbiamo visitato, racconta la storia del villaggio (sono un pochino ripetitivi in effetti) ed è ospitato nella torre dell'orologio del municipio.
Meritevole di nota il carillion del 15° secolo che ad ogni ora aziona il movimento dei cavalieri.
Sui cartelli stradali leggiamo ZANDWOORT, villaggio di pescatori oggi stazione balneare alquanto rinomata e metà di tutti quegli olandesi che rimangono in Olanda per le ferie; il suo nome è legato anche al circuito di F1.
Proseguiamo dritto per giungere ad HAARLEM.
Diari di altri visitatori parlano di un parcheggio dietro al Grote Kerk, ma sinceramente coi nostri mezzi non vedo come possa risultare possibile usufruirne ed allora percorriamo l'anello cittadino e ci portiamo appena fuori dove diamo sicuramente meno fastidio con le nostre dimensioni e sembra anche più consono sostare.
A piedi raggiungiamo la Chiesa enorme e la cui mole già in lontananza si staglia nel cielo, stamane azzurro e limpidissimo.
Numerose barche si stanno ammassando nel canale nei pressi del ponte che stiamo attraversando e mentre le osservo mi sfiora una signora con la bici da corsa, radiolina alla cinta e che con gentile voce mi sussurra “sorry”.
Sta andando a comandare il ponte girevole, tant'è vero che da un borsello piccolissimo estrae le chiavi per aprire un cassonetto in acciaio che contiene i comandi elettrici.
Bellissimo, mi filmo tutto adesso.
Prima fa scattare il rosso, scendono le sbarre ad ostruire l'ingresso al ponte, poi lentamente e sempre più veloce il ponte inizia a ruotare sul proprio asse ed infine iniziano a passare le barche una ad una.
Tutte salutano la signora, qualcuno da fiato anche al corno e dopo alcuni minuti tutto è ripristinato come prima.
Diligentemente ciclisti, automobilisti e pedoni hanno aspettato, chi chiaccherando, chi osservando, chi truccandosi allo specchietto retrovisore, che tutto tornasse alla normalità per riprendere il loro incedere come se nulla fosse successo.
Non lo so ma mi è piaciuto tutto lo scenario e mi è piaciuto ancor di più poterlo catturare e filmare.
Passiamo per dei vicoletti carinissimi che permettono, grazie alla mancanza dei drappeggi alle finestre, di veder gli arredi all'interno delle case, le bici parcheggiate fuori dall'uscio, la lettura dei cognomi, alcuni impronunciabili, sui campanelli ed arriviamo alla Grote Kerk.
Haarlem è stata la capitale del commercio dell'Olanda settentrionale ed è l'ottava città dei Paesi Bassi per grandezza.
Ci si innamora delle stradine pedonali del centro storico e la maggior parte dei luoghi di interesse si raggiungono a piedi.
La centralità della città è data appunto dalla Chiesa e dalla sua piazza dove oggi c'è anche il mercato dentro al quale ci tuffiamo incuriositi.
Una moltitudine di colori ci circonda ed osserviamo le varie merci esposte sui banchi.
A far da cornice e delimitare la piazza, bar e ristoranti, con gente seduta a sorseggiare qualcosa e chiaccherare con la calma che li contraddistingue.
Noi faremo spesa di frutta, ma rimandiamo a dopo, vogliamo entrare a visitare la chiesa.
E' stato ricavato una specie di negozio e biglietteria abbattendo un porzione di muro della chiesa e da qui entriamo dopo aver pagato il biglietto; biglietto che ci dava la possibilità di rientrare poi verso le 13,00 per assistere al concerto in programma quel giorno, se volevamo.
Dentro la chiesa subito balza agli occhi l'enormità e lo sontuosità della navata dove nella parte di fronte all'altare, come del resto è logico che sia, è incastonato un organo ornamentale dalle lunghe canne e dalle dimensioni enormi e vanto di questa chiesa appunto.
Fu quest'organo appunto, si legge su una bacheca, ad attirare qui ad Haarlem famosi musicisti.
Usciamo per girare attorno alla chiesa ed osservare l' Hoofdwacht, un ex guardina del 17° secolo; lo Stadhuis con l'immancabile statua della giustizia di Lieen de Key;
l'antico macello Vleeshal che oggi fa parte del Frans Hals Museum (pittore realista che catturava i caartteri dei suoi modelli attraverso una tecnica sostanzialmente più impressionistica e che all'età di 80 anni dipingeva ancora quadri come “Le governanti dell'ospizio di Haarlem”).
Torniamo al mercato e stavolta quelle deliziose coppe in plastica con tappo di chiusura e tanto di cannuccia contenenti vari succhi da bere ce le comperiamo e ce le beviamo di gusto.
Una bancarella con uno scavino particolare crea dei cilindri di sola polpa di ananas e li vende a due euro la coppia.
Prendiamo frutta e verdura, cercando di imparare i nomi della medesima segnati sui cartellini e su questo ci aiutano sia la signora del banco che le signore li ammassate per comperare.
Ci spostiamo al banco del pane, assaltando pure questo e carichi di borse e borsette ci avviamo a far ritorno al camper.
Cambiamo itinerario per passare dal Gravestenenbrug, il ponte levatoio sul fiume Spaarne da dove anche partono le barche per le gite.
Lasciamo alla nostra sinistra il Teylers Museum coi suoi strumenti d'astronomia e fisica come il generatore elettrostatico in ottone creato da Pieter Van Marum, ripassiamo sul ponte girevole di prima ed arriviamo al camper.
Abbiamo bevuto i succhi, punzecchiato il pane e di conseguenza fame non ne abbiamo per cui all'unanimità si decide di proseguire per poi eventualmente fermarci più avanti.
Metto in moto, proseguo fino alla rotatoria, la percorro per 360° e giunto al semaforo giro a destra direzione HAARZUILENS.
In questa zona cittadine come ANSTELVEEN, VREELAND; LOENEN e BREUKELEN possono essere mete di visita o tappe di sosta, come volete.
Noi le avevamo segnate perchè nell'ordine era possibile vedere un museo con una collezione unica di oggetti in vetro ed un museo di tram elettrici dove c'era anche la possibilità di farsi un andata e ritorno fino ad Amsterdam a bordo di un treno storico, a Vreeland organizzano delle caccie al tesoro per bambini molto divertenti ed interessanti ( info su [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ), mentre Loenen e Breukelen sono dei ridenti paesini dove si ammirano le residenze di campagna attorniate da parchi e splendide depandances che una volta erano di proprietà dei ricchi mercanti e commercianti della zona.
Ora di proprietà comunali sono protette dagli enti locali.
Verso l'una e mezza arriviamo al parking del DE HAAR KASTEL presso Haarzuilens appunto e ci facciamo una veloce pasta all'olio prima di entrare a visitare quello che è definito il più bel castello d'Olanda.
In realtà c'è solo questo, o meglio altri ce ne sono, ma sono in rovina o trasformati in musei, per cui è facilmente intuibile il perchè questo sia definito il migliore.
Complice il fatto che lo stanno anche restaurando, la visita non è proprio coinvolgente come uno si aspetterebbe considerando, soprattutto, il prezzo pagato (pieno nonostante i disagi arrecati, ma soprattutto l'impossibilità di visitare nella sua totalità in quanto alcune ali erano chiuse per restauro appunto).
Avevamo scoperto che l'Olanda era cara, ma qui abbiamo avuto la sensazione di una mezza inculata..........si può dire, si presumo!
Cmq da fuori e tagliando le inquadrature, son riuscito a far delle foto accettabili, per il resto sorvoliamo..............................
sorvoliamo sul fatto che decine di gazebo in allestimento fossero sparsi ovunque, dall'ingresso al rosengarden, sorvoliamo sui lavori di restauro che non permettevano manco il ricambio d'acqua nello stagno che circonda il castello, creando così degli angoli di ristagno che favoriscono solo la formazione di alghe, sorvoliamo e dimentichiamo.
Usciti da qui registriamo un principio di abbassamento di interesse verso il viaggio conoscitivosemiculturale che stiamo facendo ed a fagiolo allora arriva la prossima tappa. Manco a farlo apposta.
Si parte direzione WASSENAAR e sosteremo al camping Duinrell dove con quello che paghi di tariffa per il camping entri nel parco divertimenti paragonabile al nostro Gardaland e che offre anche giochi d'acqua e piscine.
Sembra bellissimo, motivo per cui attraversiamo in senso orrizzontale l'Olanda da Utrecht a Wassenar che si trova sul mare ed arriviamo sul posto, non dopo aver fatto tappa presso un Albert Heijn per la spesa.
All'ingresso ecco la delusione: tutto pieno e se non hai prenotato non è possibile entrare.
Dopo il Castello di De Haar, questa è la seconda inculata e tutte due in un giorno per giunta.
Occorre fermarsi un momento a raccoglie forze, pensieri e volontà per reagire a cotanta sfiga che si è abbattuta violentemente e in maniera concentrata, su di noi.
Vaghiamo per alcuni chilometri senza meta, verso il mare e ci arriviamo dopo una mezz'oretta.
Le dune ci impediscono la visuale dell'acqua e mi dispiace molto per Irene che avevo già entusiasmato col parco giochi.
Lei, come sempre, mi dice che non le importa molto e che si sta divertendo lo stesso ed allora optiamo per ritornare sull'itinerario principale.
Qui eravamo proprio fuori rotta, lo avevo messo solo ed unicamente per il parco ed il camping,
passarci un giorno non mi sembrava male, giusto per staccare un momento la spina, ma ci è stato negato.
Prenotate se intendete avvalervi di questa struttura; io sinceramente a luglio non pensavo fosse un problema la sistemazione ma evidentemente pensavo errato.
Bene dai, si riparte direzione N 51° 51' 41” E 4° 39' 25” che son le coordinate del punto sosta sito nella marina o porticciolo di AMBLASSERDAM da dove visiteremo ROTTERDAM.
C'arriviamo accolti da un nubifragio e rimaniamo in camper per un decina di minuti in attesa che smetta.
Ragazzi che prima facevano il bagno gettandosi dal muretto del porticciolo, ora se ne stanno sotto la pioggia come se nulla fosse e continuano a ridere e scherzare.
Bagnati lo son già, che importa se piove!
In breve passa tutto e scendo per entrare nell'edificio di fronte (un cinema) dove trovo le info per Rotterdam con gli orari dei waterbus e l'indicazione di dove sta l'imbarco.
Nell'area con carico e scarico, c'è posto per una decina di camper, poco livellato per la verità, ma girandomi e mettendomi in un angolo con il posteriore a sbalzo sulla piazza del cinema riesco ad evitare l'uso dei cunei e nel contempo non dar fastidio con le dimensioni.
Unico problema è che i camper dovrebbero rimanere nella fila di fronte a dove son io ora, ma confido nell'eventuale comprensione di chi eventualmente dovesse arrivare ad ispezionare.
Jenny ed Irene non hanno voglia di camminare ed allora da solo vado a farmi un giretto nelle vicinanze comperando un'invitante strudel in un negozietto vicino e che allieterà la serata davanti alla tv.
Dovremmo cucinare della carne alla griglia, ma il tempo non è ancora dei migliori e soprattutto c'è tanto vento che renderebbe problematico la gestione della fiamma ed il conseguente mantenimento in temperatura della piastra.
Optiamo per dell'altro di più semplice e sbrigativo....................stile nome del santo per capirci!!!!!
La beffa del camping con il parco è dimenticata e stiamo già programmando la giornata di domani che ci vedrà in visita a Rotterdam.
La serata la passiamo tranquilla con tv e partite a carte dove risulto sempre vincente, alimentando una certa diceria sulla smisurata dimensione del mio personale lato B.Cala la sera, il parking si è riempito (son arrivati anche gli spagnoli conosciuti velocemente a Volendam) e si è calmato anche il vento; domani sarà una splendida giornata, come tutte del resto quelle regalateci finora.

Domenica 11 luglio 2010
Sveglia e colazione ad orario accettabile, grazie al camion dei rifiuti arrivato alle 8.00 precise per svuotare i cassonetti messi all'esterno del cinema dal personale la sera precedente.
Coi nostri zainetti percorriamo il chilometro che ci separa dalla fermata-imbarcadero del waterbus.
Il waterbus ( [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ) è un'aliscafo che solca il fiume Lek; viaggia a velocità veramente sostenuta e collega con delle fermate lungo il fiume Rotterdam ai vari paesi che sul fiume medesimo si affacciano.
E' comodissimo, ci si sale anche in bicicletta, si fa il biglietto a bordo e si gode del paesaggio in navigazione.
E' spettacolare, sfiora enormi cantieri navali con barche immense in costruzione, lambisce argini bassissimi e incrocia chiatte caricate fino sotto al linea di galleggiamento.
Le operazione di attracco sono velocissime sia per l'abilità degli operatori sia per il sistema che prevede già di per sé l'arrivo a velocità non proprio moderata che viene mitigata immediatamente dal moto contrario impresso dai motori alle eliche in fase di aggancio e corde corte che un assistente (sempre donna nel nostro caso) mette sui ferri posti in banchina.
Siluri di gomma a protezione all'esterno dell'aliscafo fanno funzione d'ammortizzatore.
La partenza sembra il decollo di un Jet, stacca lievemente dalla banchina e non appena la sagoma è fuori avanti tutta con la sensazione di venir schiacciati al sedile.
Spettacolare e per chi è in piedi è un esercizio d'equilibrio non indifferente.
A Rotterdam è degno di visita il porto, non a caso il più grande porto del mondo, e sembra non finire mai con banchine immense e dove vengono stoccate migliaia e migliaia di merci.
E' suddiviso per tipologia merceologica e quindi troverete 12-15 km di enormi taniconi per i carburanti che fungono da deposito, piazzali con veicoli stoccati in attesa di imbarco per ognuno dei marchi automobilistici conosciuti e idem per i veicoli industriali.
Immense gru lavorano a ritmo serrato scaricando e caricando container.
Muletti giganteschi che sembrano usciti da qualche film fantascientifico, corrono su corsie apposite e preferenziali caricando camion che sembrano delle formichine al cospetto dell'enormità dei muletti o peggio ancora delle gru.
Questo è un immenso paese per davvero e pur sembrando insignificante risulta stupendo da visitare per coloro che non riescono a dare, anche nell'immaginario, una dimensione o meglio una definizione all'aggettivo gigantesco.
L'Erasmusbrug è il capolinea del waterbus e non poteva esser scelto posto migliore per fornire al turista il biglietto da visita della città.
Stupenda opera di ingegneria civile affascina per il cordame d'acciaio che lo sorregge e passarci sotto dà l'esatta dimensione di quanto sia grande.
Scendiamo dal waterbus e prendiamo un trenino su rotaia col quale in 4 fermate arriviamo alla via centrale che iniziamo a percorrere a piedi.
Rotterdam sembra più giovane rispetto ad Amsterdam, sembra più recente e molti edifici lo confermano.
Se quella che si respira nella capitale è un aria leggermente “datata” dovuta ai monumenti, ai canali, alle università ed altro, quella di Rotterdam sembra un'aria da città più giovane, più fresca, “tecnologicamente più evoluta”.
I negozi son più sgargianti, con colori più vivi e merce in esposizione dall'attualità indiscutibile, le vie son larghe proprio per permettere lo struscio ad una moltitudine di persone, stile ramblas spagnole per intenderci.
Ovunque c'è qualcosa in restauro o in costruzione e si gira con semplicità e naturalezza.
Del resto lo scintillio che il ponte, simbolo della città per antonomasia, emana anche di giorno non fa che confermare fin dall'arrivo la senzazione che vi ho descritto.
Camminando ci imbattiamo nella famosa Het Potlood meglio conosciuta come il matitone dove trovano posto strani appartamenti dalla forma insolita vicini alla Station Blaak e progettati dall'architetto Blom ideatore anche delle famosissime Kubus-Paalwoningen o case a cubo che si trovano sempre nelle vicinanze.
Fa effetto vederle e ci si chiede come si viva all'interno di queste case a cubo e vi potrete togliere la curiosità con pochissimi euro che servono per l'entrata ad una di esse trasformata per l'occasione in un museo.
Museo non è proprio la parola esatta, in quanto dentro non c'è nulla di storico, c'è solo un abitazione che il proprietario pulisce poco per la verità e tiene aperta al pubblico guadagnandosi così la giornata.
Sono davvero curiose per come sono progettate e realizzate all'interno e non manca nulla; essenziali ma dotate di tutto, dall'ampia ed abitabile cucina con ingresso e soggiorno, ad un bagno ed una camera con annessa libreria e spazio dedicato ad uso ufficio ricavata a metà del cubo in orizzontale, ad una mansarda nella parte alta dove il cubo si restringe.
Mi ha colpito ad esser sincero, ed il titolare mi diceva essercene circa un'ottantina ed il costo si aggira sui 220mila euro per meno di 60 mq mi par di ricordare, ma maggiori info le trovate sul suo sito: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]
Una curiosità: anche il biglietto d'ingresso è a forma di cubo.
Uscendo avrete di fronte la Witte Huis o Casa Bianca, uno dei pochi edifici sopravvissuto ai raid aerei della seconda guerra mondiale.
Alta 45 metri è stata per molto tempo tra gli edifici più alti d'Europa ed ospita oggi un albergo.
De Buffel invece, ora aperta al pubblico e rivestita in ferro, fu per tanti anni una nave scuola.
De Werwoeste Stad la statua di Ossip Zadkine situata di fronte al museo marittimo commemora il bombardamento del 1940 ed è per questo tra le statue più famose dei Paesi Bassi.
Impossibile poi non vedere il Willemswerf, uno dei più alti edifici destinati ad uffici,
completamente bianco e ultimato alla fine degli anni 80 (1989 per la precisione).
Sempre nel quartiere adiacente alle case a cubo ed al matitone, troverete la biblioteca centrale e la chiesa di Saint Laurenskerk dove si dice alcuni scalino la torre campanaria.
Una buona cartina comunque sarà in grado di aiutarvi a districarvi tra i vari monumenti, attrazioni, opere architettoniche, metropolitana e bus su rotaia.
Noi dal canto nostro, siamo stanchi; abbiamo sbagliato a non portarci la bici in waterbus che ci avrebbe risparmiato scarpinate ma tant'è, il danno è fatto motivo per cui con calma ci avviamo verso la fermata dell'aliscafo.
Una nave da crociera nel frattempo è giunta e staziona di fronte a noi, dall'altra parte del fiume nei pressi del Terminal Rotterdam.
Madonna se è grande!!!
I 16 euro e 50 pagati per il waterbus comprendevano sia l'andata che il ritorno e verso le 17.00 siamo al camper con nuvole minacciose sopra la nostra testa.
In effetti già per strada avevano avvertito qualche gocciolina ma è stato clemente, ci ha permesso di arrivare e salire al coperto prima di aprire le cateratte e scaricare in poco tempo tanta di quell'acqua da fare impressione.
Passiamo una decina di minuti in attesa che il temporale smetta e poi lentamente ci avviamo lasciando l'area per dirigerci a MAASDAM.
N 51.7921733 E 4.5400267 sono le coordinate di una fattoria in mezzo ad alberi da frutto dove una signora gentilissima ci accoglie con fetta di torta con crema pasticcera, aranciata e liquorino dolce fatto in casa da lei stessa.
Si chiama Camperplaats De Fruitgaarde, Poolderdijk 47 Maasdam, aperto tutto l'anno Costo 12 euro con carico, scarico ed elettricità; cane per la gioia di Irene compreso nel prezzo.
Il tempo di sistemarci e nuvole minacciose si radunano di nuovo nel cielo e la signora, preoccupata per la veranda rimasta aperta di un'altro equipaggio, probabilmente in giro in bicicletta, mi chiede se riesco a chiuderla.
Prendo il mio girabarchino e lo aggancio al dispositivo di avvolgimento della veranda ed inizio a chiuderla.
La signora felice mi ringrazia, mettiamo dello scotch al finestrino della cucina rimasto aperto e ci ritiriamo in camper perchè inizia a piovere.
Arrivano anche i proprietari del camper che abbiamo chiuso e ci ringraziano della cortesia usata.
Dopo mezz'ora siamo di nuovo fuori a giocare col cane, leggere seduti in poltrona, in attesa di una cenetta stasera si a base di carne alla griglia.
Ci facciamo le docce nei bagni messi a disposizione dell'area e scopriamo anche un annesso piccolo ristorantino dove su prenotazione al mattino, la signora cucina e serve dei pasti per chi lo vuole.
Lei è gentile, affabile, e spunta dappertutto, anche quando meno te lo aspetti.
Le piace conversare e non si nega quando le si presenta l'occasione.
Preparo un filo per stendere della biancheria perchè domani Jenny vuole lavare qualcosa e stenderla ad asciugare. Detto, fatto!
A testimonianza di chi comanda anche a casa mia.
La signora ci fornisce materiale relativamente al circondario e siccome è situata in una zona bellissima con tanto di laghetto, vi sono partenze di barche per girare nei dintorni e ciclabili a iosa per girare a contatto della natura e domani sarà quel che faremo per la gioia di...............Irene.
Siamo nello Zuid Holland, zona ricca di fiumi, polder e luoghi da visitare.
Qui in breve si raggiunge Dordrect, l'isolotto di Tiengemeten con i suoi buoi muschiati caratteristici, Kinderdijk coi suoi mulini protetti dall'Unesco (che non hanno niente a che vedere con quello di Zaanse Schans), e moltissime altre destinazioni che una guida o meglio una VVV RECREATIEKAART (carta itinerari ciclabili con tanto di percorsi segnalati e numerati) non possa fornirvi con precisione certosina.
S'è fatto notte, con addosso la stanchezza dovuta alla visita di Rotterdam, solo parzialmente mitigata dalla doccia rilassante e bollente, ci abbandoniamo all'abbraccio dei lettoni matrimoniali che ci accolgono com'è loro consuetudine; solo Irene che ancora trova rimasugli di forze, gioca col l'ITouch e saluta dalla finestra il labrador, suo amico oramai, che si è venuto a stendere sotto al
tendalino.
Riposeremo davvero bene, dormendo come sassi fino al mattino seguente.
Il cane.........................pure.

Lunedì 12 luglio 2010
Aprendo la porta della cellula, chi mi ritrovo lì fuori ad aspettare?
Ma si, è Tusca che aspetta Irene, la quale sentendo questo balza fuori dal letto in men che non si dica e senza ciabatte ed in mutande esce subito per accarezzarla.
Sua madre sorride e sbraita nel medesimo tempo e non si capisce se è incazzata oppure no.
Beviamo un corroborante caffè, ascoltiamo un po' di musica via satellite (RTL 102,5) e dopo un'oretta siam pronti a partire.
Usciamo dal garden, prendiamo la strada asfaltata ed iniziamo a seguire il percorso numero 34.
Passiamo per Maasdam, e ci dirigiamo verso la campagna ma il tempo non è dei migliori, anzi.
Noi proseguiamo e siamo circondati da campagna verde, campi di granoturco e pascoli dove pecore e mucche sono intente a mangiare.
Giunti ad un pascolo dove vi sono dei cavalli in libertà, non c'è verso di tenere Irene che già si è lamentata del fatto che abbiamo lasciato a casa tutto il suo vestiario compreso cap e tartaruga negandole così la possibilità di cavalcare qui in Olanda.
Rimane li coi cavalli, accarezzandoli e parlando loro dolcemente; noi guardiamo.
Passa un mezz'ora buona, dove noi gironzoliamo a piedi per i vari dislivelli che il fiume e la bonifica han creato lasciandola con la sua passione, i cavalli.
Ma il tempo non è proprio dell'intenzione di lasciarci ciclare oggi e pertanto facciamo dietro front e ci riportiamo verso il camper.
Troveremo una tettoia che funge da garage che ci ripara dalla pioggia scrosciante che per un pelo siamo riusciti ad evitare.
Avevamo messo le cerate per precauzione, ma si muore dal caldo e le togliamo.
Riprendiamo perché sembra aver sballato ma fatto qualche chilometro giù acqua di nuovo ed allora via sotto ad un cavalcavia fino alla prossima schiarita.
Ed è così che arriviamo alla fattoria, asciutti comunque nonostante l'acqua caduta in abbondanza.
Non possiamo dire altrettanto del vestiario che Jenny aveva invece lavato e steso.
Pazienza, la signora oggi chissà dov'era per non essersene accorta.
Arriviamo noi e sbuca pure lei e ci informa che un grosso temporale sta arrivando; lo ha saputo dalla tv.
Noi raccogliamo i panni stesi, Jenny prepara il pranzo che consumeremo a bordo ed io preparo il camper in assetto pronto per la partenza caricando bici, chiudendo tendalino, riponendo in garage tavolino e sedie.
Passiamo il pomeriggio a leggere, giocare, riposarci e Jenni in costume si gode quel po' di sole che nel frattempo era uscito.
Sembra che il tanto temuto temporale sia andato oltre.
Meglio così.
Arriva la sera velocemente e ci godiamo tv, cena, lettura, giochi e the alla mela verde stavolta, in camper.

Martedì 13 luglio 2010
L'idea stamane è di portarci verso il delta dei tre fiumi.
Il nostro viaggio sta volgendo al termine, questa è l'ultima settimana e anche se solo martedì bisogna iniziare a fare i conti con il rientro che come sappiamo ci terrà impegnati per un paio di giorni.
Iniziamo inoltre a partorire l'idea di transitare in Germania da un posto termale per farci una sana nuotata in piscina e da Andechs per gustare uno stinco e la birra del famoso monastero.
Intanto muoviamo da qui e mentre ci prepariamo arriva la signora a salutarci alla quale offriamo delle confezioni di pasta italiana che lei apprezza moltissimo e ricambia omaggiandoci di una bottiglietta del distillato che prepara lei.
E' stata troppo gentile con noi e non potevamo dar lei un segnale di riconoscenza.
Segnale che lei prontamente ha ricambiato lasciandoci così in debito nei suoi confronti.
Ci toglie l'elettricità e bye bye; siamo stati bene davvero qui.
Anche Tusca viene a salutare Irene e segue il camper fino al cancello fermandosi sulla soglia del medesimo ad osservare la sagoma del mezzo che si inerpicava per la breve salita e si immetteva sulla strada asfaltata.
Non aveva gli occhi tristi, il cane, ma in compenso Irene pareggiava anche per lei.
Qui dopo pochi chilometri si incontra il punto di convergenza tra il Noord ed il Lek e si trovano altri 19 mulini a vento che in passato venivano usati per drenare l'acqua dell'Alblasserwaard.
Poi le pozze di drenaggio chiamate boezems ed i mulini stessi furono utilizzati per coprire la differenza di livello del terreno.
Oggi questo sito porta il nome di KINDERDIJK ed è protetto dall'Unesco.
Per l'ora di pranzo, per la verità alquanto tardiva, siamo nella zona del BURGH-HAAMSTEDE che subito si presenta ricca di opportunità da farci innamorare.
Qui molta gente è in ferie e la troviamo a spasso nei paesini.
Per arrivar qui siam passati su un'altra diga, sicuramente meno lunga rispetto all'Afsluitdijk, ma non meno imponente e pure questa, di notevole impatto scenografico.
Anche questa ha paratie mobili per regolare il flusso e lo scambio d'acqua tra il mare e la laguna interna e proprio su questa ci fermiamo a pranzare.
Posto dalla scenografia sublime, battuta solo dalla tranquillità che troviamo ed in men che non si dica monto il tavolino piccolo, apro le sedie ed il tendalino e mi appresto a grigliare.
Sarà un pranzetto coi fiocchi e rimarremo poi qui a goderci panorama e silenzio per alcune ore.
Il posto è ventilato e questo spiega la presenza di surfisti, delle loro mute stese ad asciugare e delle tavole riposte sotto ai camper parcheggiati in libera nonostante il divieto.
Una strada percorre tutta la laguna e forma un'anello dando così modo ad un trenino di effettuare la sua corsa dal paese fino a qui e ritorno.
A tutti gli effetti si tratta di un parco ed il trenino coaudiava nella visita in toto del medesimo.
Vi sono expo con aree marine, con giochi e scivoli per ragazzi, scivoli anche con gommone, troverete un simulatore di uragano e con 10 euro si può fare il bagno coi leoni marini.
Questa zona è davvero carina e credo meriterebbe maggior attenzione e da parte nostra più tempo per la visita.
Alle ragazze piace parecchio.
Proseguiamo tenendo mare a sinistra e laguna a destra in direzione di MIDDELBURG dove vorremmo essere in serata.
Abbiamo l'indirizzo di un minicamping, ma una volta giunti lo troviamo affollato, e soprattutto molto fuori mano rispetto alla cittadina e quindi optiamo per tornare indietro e cercare qualcosa più vicino al paese.
Troviamo il posto ideale, ci fermiamo, ma il proprietario mi dice di essere “full”, pieno.
Pazienza, proseguiamo e girovaghiamo fino a trovare il minicamping Klein-Leliendale di proprietà della famiglia Wisse in leliendaalseweg 2 a Middelburg.
Ben curato lo scopro pieno di roulotte con tanto di verande montate ma disabitate, segno che arrivano nei week end i proprietari.
Noi troviamo posto nella parte più lontana ai servizi e senza l'allaccio elettrico ma non è un problema.
Prima di piazzarmi carico acqua e poi scendo le bici per farci subito un giretto a Middelburg.
Dal camping in meno di 10 minuti siamo in centro e nei colori del tardo pomeriggio ci appare delizioso.
Non a caso è ribattezzata “la bella addormentata” per la pace appunto che si trova.
Danneggiata pesantemente dai bombardamenti della guerra è stata ricostruita e molti edifici sono per questo recenti, compreso municipio (bellissimo) e l'abbazia (ancor più bella).
Qui prosperava la Compagnia delle Indie Orientali e questo portò benessere e ricchezza che ancora pregna le viuzze della cittadina.
L'abbazia restaurata in in molti anni ora fa bella mostra premiando gli sforzi di chi ha voluto questi lavori importantissimi.
Risale al 1100 ed era abitata da una comunità di monaci norbertini del monastero di San Michele d'Anversa.
Questa potente comunità fu scacciata da Guglielmo d'Orange nel 1574 ed in seguito fu secolarizzata.
Lo Zeeuws Museum è ospitato nell'ala un tempo adibita ad alloggio dei monaci.
Sono collezionati argenti cinesi all'interno e famosi arazzi.
Lange Jan, torre alta ben 91 metri appartenente alla Nieuwe Kerk si trova pure questa nel complesso abbaziale.
Possiede pianta ottagonale e risale al 14° secolo.
Ci perdiamo nella piazza semideserta, lasciando le bici lucchettate alle spalle.
Molta gente seduta nei tavolini dei bar si attarda sorseggiando bibite ed aperitivi.
Entriamo in un bel supermercato-bazar per evitare lo scroscio d'acqua che nel frattempo il cielo ci aveva riservato e troviamo qui un mare di oggettini per la casa.
Veramente molto assortito.
Una rosticceria, in fase di chiusura, ci assicura la cena serale a base di pollo arrosto, patate arrosto ed una specialità locale a forma di bastoncini, un po' piccante.
Con le bici facciamo velocemente un giretto nei dintorni, mentre negozi e bancarelle stanno chiudendo.
Passiamo per London Quay dove si notano i nomi delle banchine che indicavano le merci che venivano esportate ed importate nei Paesi Bassi nel secolo d'oro; il mercato del pesce che esiste dal 1959 mentre il passaggio per accedervi, con colonne toscane risale al 1830.
Lambiamo il municipio quattrocentesco, St Jorisdoelen edificio della Gilda della Guardia eretto nel 1582 e distrutto nel 1949 e la cui facciata è del 1969.
Continuiamo a girare per le vie e siamo oramai fuori dal centro storico ed incontriamo abitazioni, mamme con bimbi al seguito dirette verso casa, persone intente a curare il giardino, altre a lavar la macchina, altre a potare i cespugli di fiori, altre seduti in relax a chiacchierare.
Arriviamo al minicamping praticamente da un'altra strada rispetto a quella dell'andata ed il tempo di percorrenza è pressocchè uguale.
Jenny prepara la tavola e riscalda appena appena con forno del camper e lo scaldavivande le pietanze comperate in rosticceria, aggiungiamo una bella dose di sottaceti a corollario, pane fresco ed una bella bottiglia di rosso corposo da 13,5° et voilà....................
Il vino si fa sentire, ma niente che una buona doccia non possa smaltire.
Ottima cena davvero.
Arrivano anche gli occupanti della roulotte vicina a noi, come pure la famigliola accampata in tenda ed iniziano a cucinare pure loro.
Un film alla tv allieta la serata e la profonda dormita ci restituisce le forze.

Mercoledì 14 luglio 2010
Stamane ci porteremo in bici nella zona commerciale nuova dove visiteremo la Miniature Walcheren.
Si tratta di una cittadina in miniatura la cui costruzione iniziò nel lontano 1954 e tutt'oggi contiene oltre 350 edifici.
Impossibile raccontarvi cosa contenga perché tra animazioni, costruzioni e scene predisposte diventa un continuo spettacolo nello spettacolo.
Qui per i ragazzi è un vero e proprio paradiso, e non solo per loro.
Faccio parecchie foto e filmo anche i pompieri impegnati a spegnere l'incendio, sia nella fattoria che sulla nave, i danzatori nella festa di piazza, i monaci in preghiera etc etc.
Non perdetelo se arrivate qui mi raccomando.
Con il biglietto d'ingresso, avrete lo sconto anche per il McMenù del McDonald che a meno di un chilometro da qui troverete lungo la strada.
Noi ne abbiamo approfittato.
Sfamati e con ancora tanta voglia di pedalare, torniamo verso il centro decisi a visitare quei monumenti elencati in precedenza e ci concediamo pure un giro in carrozza trainata da cavalli.
Quando muovete in bici, rispettate alla lettera le regole del codice stradale, se non volete fare la conoscenza di vigili in mbk che appostati agli angoli della strada o nei pressi dei semafori, vi fanno la multa se combinate una leggerezza.
Passare col rosso come ha fatto la signora che mi si era affiancata, deve esserle costato caro.
Partito a razzo dopo averla vista commettere l'infrazione, il poliziotto, grande come un armadio a due ante, l'ha raggiunta con due pedalate decise, fermata a lato, chiesto i documenti ed infine ha iniziato a scrivere sul libriccino delle multe.
Non fate leggerezze, i bimbi devono avere il caschetto, le bici devono avere le luci ed a tutti gli effetti siete utenti della strada e come tali assoggettati alle sue norme.
Prendiamo in una latteria del formaggio da portare in Italia e ci avviamo al camper.
Sono le 16.00 e vorrei muovere per iniziare già da oggi le tappe di avvicinamento, per questo acceleriamo le operazioni d'imbarco bici, paghiamo e dopo circa un 'oretta siamo già in strada direzione ASTEN.
Passeremo EINDHOVEN ma è all'altezza di Arendonk che veniamo sorpresi da una burrasca di vento, pioggia e grandine peraltro annunciata visivamente.
Si perché all'orizzonte si vedeva il nero caricarsi minaccioso ed era nella nostra direzione.
Esco dall'autostrada e trovo riparo sotto ad un cavalcavia molto grande, a lato della sede stradale e dove anche un motociclista aveva fermato la sua BMW R1200.
Scendo, saluto, iniziamo a chiacchierare e Jenny prepara un caffè che anche il nostro compagno di sventura gradisce.
E' un giornalista e scrive per una rivista di motociclette per giunta; ha partecipato alla Parigi-Dakar e conosce alcuni piloti italiani.
Abita in Belgio e si trova qui in Olanda per ferie e si sta recando da amici non molto lontano da Eindhoven ma come noi è stato sopreso dal temporale.
Temporale che ha fatto disastri e danni e lo si deduce dai vigili del fuoco che passano a sirene spiegate.
Troveremo poi alberi abbattuti, zona allagate, macchine uscite di strada, un inferno insomma.
Dopo un'oretta abbondante passata a chiaccherare ci salutiamo, anche perchè piove ancora ma si può riprendere a viaggiare.
Arriviamo in una fattoria ad Asten che son quasi le 20,30 di sera ([Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] per maggiori dettagli).
In ogni caso è una bella area di sosta in fattoria con tanto di docce, carico e scarico, lavatrici e wi-fi, anche se stasera è tutto tetro, freddo, bagnato e sotto la pioggia il titolare mi accompagna e mi fa vedere dove mi posso parcheggiare senza rischiare l'impantanamento.
Ma non è colpa loro di certo, anzi il sorriso e l'ospitalità che qui in Olanda abbiam trovato, non ha di certo molti pari.
Aspettiamo che le ultime scariche di temporale finiscano e poi scendo ad allacciare la corrente.
Le docce son bellissime e funzionali; ne approfittiamo.
Faccio con Irene quattro passi nella fattoria e ci avviciniamo al recinto dove dei vitelli al pascolo si son beccati tutta la pioggia ed il loro manto ora è lucente e bello gonfio.
Ci guardano e con flemma si portano vicino al filo elettrico del recinto dove trovano Irene che con fili d'erba pretende di sfamarli.
Di acqua ne è venuta a bizzeffe, quasi per dispetto, ma questo mutamento atmosferico ci ha regalato il più bel tramonto da quando siamo in Olanda e che prontamente ho immortalato con la macchina fotografica.
E' tardi e domani vogliamo farci della strada normale per vedere i confini, la frontiera, il passaggio tra Olanda e Germania. Notte.

Giovedì 15 luglio 2010
Asten era una tappa che avevo segnato perchè è una zona verde bellissima con ciclabili a ridosso del parco naturale DE GROOTE PEEL ricco di fauna e di altane disseminate lungo i percorsi ciclabili per praticare il bird-watching, ma al risveglio troviamo ancora il tempo incerto e soprattutto molto vento.
Quindi niente ciclabile e osservazione della fauna, bensì pagamento dell'area e via per la strada normale in direzione Italia.
Viaggeremo per 4-500 km ammirando paesini incantevoli, centri più o meno antichi, costruzioni più o meno recenti.
Passiamo per Koblenza, dove abbiamo la conferma della bellezza di questa cittadina che dobbiamo venire a visitare.
Vediamo la Mosella con le chiatte che la solcano e per la sera decidiamo di arrivare a BAD SODEN - SALMUNSTER dove dopo aver parcheggiato nell'area apposita, con 15 euro entriamo in piscina presso le terme Spessart Therme
Acqua con alta presenza di ferro e sale e ci rimaniamo per un paio d'ore godendo dei giochi d'acqua e degli idromassaggi.
Jenny voleva farsi una sauna ma poi desiste ed alle 21.30 siamo in pizzeria per mangiarci una pizza.
Siamo affamati, il proprietario è italiano e ci prepara delle gustose pizze che, complice di sicuro la fame, divoriamo.
Immancabile birra bionda alla spina e ci avviamo verso l'area camper dove tutti son già a letto.
L'area si paga presso la cassa delle Therme, mentre acqua e corrente sono a pagamento in loco e lo scarico invece è gratis.
Siamo stanchi morti, rilassati di sicuro, con la pelle bella esfoliata e la sensazione di leggerezza ce ne andiamo a letto.
Gli altri equipaggi son tutto già ritirati e dormono; tutt'intorno un silenzio ed una pace rilassante.

Venerdì 16 luglio 2010
Veniamo svegliati dai camper che si muovono per andarsene, da un tedesco che con carrettino e taniche si approvvigiona di acqua e da bimbi che in attesa di andare in piscina giocano sotto gli alberi dell'area.
Noi facciamo colazione, vediamo arrivare il furgoncino ambulante che vende pane, brioches ed altri generi, ma non prendiamo nulla.
Grave tutto questo, sintomo che sentiamo la fine della vacanza vicina!!!
Tolgo l'oscurante esterno, giro i sedili della dinette e metto in moto.
Alcuni chilometri di strada normale e poi autostrada.
Non siamo lontani da Francoforte, ma un incidente forma una colonna non indifferente, che evitiamo parzialmente in quanto, essendoci un'uscita vicina, chi può esce ed intasa la statale.
A Rotehenburg ob den Tauber sostiamo per il pranzo.
L'area sita nel parcheggio è strapiena e ci parcheggiamo nel parking superiore pagando 2 euro per un ora.
Cittadina fortezza della strada romantica, cinta da mura, bastioni e casematte, è bellissima da visitare ed anche noi non ci siamo sottratti al suo fascino in uno dei viaggi fatti finora in Germania.
Volevamo ancora farci una passeggiata, ma il costo orario del parking ci ha scoraggiato e quindi dopo un pasto condito da tv e tg ci rimettiamo in moto facendo anche gasolio nel distributori ad inizio paese.
Già gasolio, una voce di spesa non indifferente visto il suo continuo salire ma non ci possiamo fare nulla.
Riprendiamo l'autostrada e verso le 17.00 siamo ad ANDECHS, non molto lontano da Monaco di Baviera.
Nell'immenso piazzale troviamo parcheggiati molti altri camper ed una nota di colore ce la riservano dei giovani arrivati fin qui da chissà dove con le loro Ape Car a tre ruote.
Immancabile arriva l'acquazzone, violento e con grandine.
Tutti in camper con facce preoccupate e le orecchie tese ad ascoltare le botte che i chicchi riservano ad oblò, tetto e pareti.
Dura poco, e secondo me senza nemmeno fare danni, grazie al fatto che i chicchi erano piccoli e per nostra fortuna miscelati a tanta acqua.
Ci prepariamo e saliamo per la visita al monastero i cui interni sono splendidi.
Una guida in tedesco illustra la storia del medesimo.
Non è grande, ma raccolto, carino, a misura di persona proprio e la location è da favola quando, una volta usciti si ammira il panorama che da qui si domina.
Il caldo afoso che in Italia da tre settimane attanaglia, si sente anche qui, o meglio mano a mano scendevamo dall'Olanda sempre più intensa sentivamo la morsa dell'afa e dell'umidità.
Dopo la visita ci attende il ristorante del monastero con la birra famosa che un tempo veniva preparata dai monaci ed ora invece è stata ceduta ad una società che ne ha rilevato ricetta e business.
Soprattutto quest'ultimo che rapidamente calcolo grazie al numero progressivo di scontrino (549.812) calcolato da gennaio.
Le casse son ben 4 ed ho fatto scontrini anche sulle altre 3 ed il numero progressivo non svela variazioni sostanziali, per cui da questo posto transitano oltre 2 milioni di persone all'anno.
Una miniera di soldi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Io ho preso uno stinco che sembrava di bufalo e non di maiale; 9 etti di carne buonissima attorniata da una crosta croccante con tanto di carne che si sfila e stacca dall'osso senza fatica ed in maniera netta a testimonianza di quanto sia cotto a puntino.
Jenny si cimenta con del maialino al forno ed Irene coi wurstel che però non apprezza causa gusto piccante.
Mangeremo noi anche quelli ed Irene si va a prendere dell'altro maialino; si perchè sua madre, di cederne una parte per sfamare la cucciola non ne vuole proprio sapere.
Il tutto condito da patate lesse buonissime e da birra in boccale da litro.
Chiaramente pittoresco come questa venga servita, scusa questa che ci permette di fare altro giro per una da mezzo litro stavolta ed un'altra dopo circa mezz'oretta.
Dormiremo nel piazzale del monastero, è concesso, anche perchè con due litri di birra in corpo risulterebbe difficile muoversi col camper.
Difficile e pericoloso per giunta.
In ogni caso è birra leggera e che non ci ha minimamente dato alla testa ed ha contribuito invece notevolmente al riempimento della Thetford.
Scendiamo al piazzale dei camper ed alcuni italiani stan facendo bisboccia aprendo bottiglie di vino e bevendo alla grande.
Fermano tedeschi che se ne stanno andando con l'auto ed invitano altri camperisti ad unirsi.
Io chiacchero con un signore che sta tornando dalla Polonia e mi racconta aneddoti interessanti e curiosi e mi fa vedere foto direttamente dalla digitale.
Ha un cane bellissimo col quale Irene familiarizza subito e familiarizza pure col figlio di questo camperista, un bel ragazzo coi capelli ricci, alto ed aggraziato nei movimenti.
Certo è molto più grande di Irene, ma la mia cucciola sta crescendo, e me ne accorgo!!!!
Jenny percepisce il mio pensiero, si gira ed incrocia il mio sguardo e mi strizza l'occhiolino.
Più tardi, a letto le sentirò bisbigliare sull'argomento.

Sabato 17 luglio 2010
Ieri sera mi ritirai sentendo le lamentele delle mogli dei camperisti bagordi che a furia di aprir bottiglie avevano messo insieme una sbornia colossale ed il risveglio mi trova passivo spettatore di medesima discussione, che nella notte evidentemente era andata in stand by.
Testa bassa, faccio finta di niente, metto via il mio oscurante nel garage e mi avvio versol'uscita con calma per non disturbare e per far meno rumore possibile.
Bellissima strada tra colline ricche di colori ci fa da cornice.
Il verde dei prati si confonde con il giallo oro del grano che sta arrivando a maturazione ed i dolci declivi sembrano uno di quei quadri visti al museo, del famoso Vincent. Che spettacolo.
Non lo so, mi piace girare e tanto per giunta, ma la Germania mi rimane davvero e sempre nel cuore.
E' la mia nazione preferita.
Sempre per la normale arriviamo a Garmisch-Partenkirken e nella lentezza del flusso viario cittadino perdiamo un buona mezz'oretta, causa un passo montano chiuso e lavori in corso sulla sede stradale.
Questo ci permette di godere del paesaggio, di fotografare le case coi loro dipinti e sulla montagna vedere nettamente quella che in inverno è la pista da sci.
Arriviamo ad Innsbruck e lungo la strada troviamo un punto tranquillo per la sosta pranzo.
Un temporale minaccioso ci segue ed accelero lasciandomi grandine e pioggia alle spalle.
Solo il tempo di sentire qualche piccolo e sporadico ticchettio sul tetto.
La fortuna è dalla nostra, almeno oggi.
Arriviamo al Brennero sempre per la normale e passiamo sotto al ponte d'Europa che maestoso svetta verso il cielo.
Arrivare al Brennero non ci impieghiamo molto.
C'è traffico e fa caldo, in autostrada son bloccati e procedono a rilento.
Tutti i camper e le roulotte che avevo visto sfrecciare mentre percorrevo la normale, sono ora lì fermi, in attesa di muovere e me li bevo tutti.
Dei lavori in corso nei pressi di un ponte ci rallentano ma di poco ed all'altezza di Vipiteno riprendo l'autostrada direzione Trento – Verona – Vicenza.
Alle 18.00 siamo a casa e scaricare non ci mettiamo che mezz'oretta.
Jenny aveva già preparato mentre viaggiavamo in autostrada ed ora è semplicissimo scaricare tutto.
Irene ha già preso accordi con le sue amiche ed alle 21.00 devo accompagnarla all'anguria day nella contrada vicino a dove abitiamo.
Il camper lo porterò al rimessaggio domani (speriamo non grandini stanotte!!).
Jenny si rintana in lavanderia e parla alla lavatrice informandola del tour de force che la aspetta.
Che dire, un altro viaggio è finito, tutto per fortuna è andato bene e ce lo siamo goduto davvero a pieno come tutti gli altri del resto.
Il bello sta in questo proprio: finisce per dar modo di ricominciare ed io con la mente son già a spaziare alla ricerca della prossima meta.
Meta che come sempre poi troverete scritta e pubblicata.

Ciao. Pierluigi Dalla Vecchia

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